Rottura tendine del d’Achille: cause, rimedi e recupero

Il tendine d’Achille, la struttura

Il tendine d’ Achille, anche noto come tendine calcaneale, è una struttura costituita da fasci di fibre collagene dure, ma molto elastiche, collocato tra polpaccio e caviglia; è considerato il più robusto e forte del corpo, può ricevere infatti uno stress di carico pari a 3,9 volte il peso del corpo quando si cammina e 7,7 volte il peso del corpo in corsa, ed è indispensabile per lo svolgimento del passo, nonché per la deambulazione, la corsa e il salto.

Nonostante sia un tendine adatto a ricevere numerose sollecitazioni durante il movimento del piede e della gamba, se sottoposto ad uno sforzo eccessivo può lacerarsi e rompersi, come accade specialmente nei soggetti sportivi.

Il sintomo caratteristico è l’improvvisa insorgenza di un forte dolore al tallone, spesso accompagnato da un suono simile ad uno schiocco, che rende quasi impossibile camminare.

La rottura del tendine di Achille, che può essere parziale o completa, è infatti un incidente in cui molti sportivi hanno avuto la sfortuna di incorrere. Per comprendere meglio cause e conseguenze di questa lesione, bisogna capire qual è il ruolo dell’achilleo (altro nome del tendine). L’infortunio si verifica in genere a seguito di un evento traumatico e/o in conseguenza di una tendinite trascurata; la diagnosi si basa in genere sulla clinica (osservazione dei sintomi), supportata da esami di imaging.

Il tendine di Achille è il tendine più grosso e robusto del corpo umano. È situato tra polpaccio e caviglia e lega i muscoli del polpaccio (il tricipite della sura, formato dai due muscoli gastrocnemi e dal muscolo soleo) al piede, inserendosi sul calcagno.

Perché il tendine di Achille è così importante? Perché è indispensabile per lo svolgimento del passo, quindi nella deambulazione, nella corsa e nel salto. Lo sa bene chi subisce questo infortunio. Ecco perché le conseguenze di una lesione del tendine d’Achille sono particolarmente invalidati, non solo per la vita sportiva.

I traumi sportivi non sono l’unica causa della sua rottura

Il trattamento può essere chirurgico o più conservativo (gesso) e generalmente è possibile riprendere a caricare gradualmente il peso sul tendine colpito entro 4-6 settimane.

Cause

Tra le cause della rottura del tendine d’Achille ci sono anche i piccoli traumi: per esempio, potrebbe capitare che, in seguito a una caduta, si appoggi male il piede provocando così la lesione.

Ci sono dei fattori di rischio? Sicuramente dobbiamo menzionare l’età avanzata. Sì, perché col passare del tempo anche il tendine d’Achille va incontro all’invecchiamento. Questo, associato a eventuali problemi metabolici – come il diabete, l’aumento di peso, il colesterolo alto –, può portare a un indebolimento progressivo che può degenerare fino alla rottura.
La rottura del tendine di Achille si verifica in circa 1 soggetto su 10.000 ogni anno, soprattutto nei pazienti che praticano sport come:

  • podismo
  • ginnastica
  • danza
  • basket
  • tennis
  • e pallavolo

Le lesioni possono essere favorite da un movimento rapido ed improvviso all’inizio dell’attività, tale da comportare una brusca contrazione del muscolo e uno stress eccessivo per il tendine (come accade, per esempio, ai velocisti, all’inizio delle proprie gare, se non sufficientemente riscaldati)

Una rottura del tendine d’Achille, comunque, può verificarsi anche in caso di:

traumi (come cadute con errato appoggio plantare), tendinite achillea mal curata, uso di alcuni farmaci (per esempio antibiotici come la levofloxacina o i cortisonici), o essere favorita da alterazioni metaboliche (come diabete, elevato peso corporeo o alti livelli di colesterolo nel sangue) in grado di causare un indebolimento progressivo delle fibre che lo compongono.

La rottura del tendine d’Achille è un’evenienza che riguarda 1 persona ogni 10000 l’anno: sono colpiti principalmente gli uomini di età compresa tra i 30 ed i 40 anni, con un rischio fino a 5 volte maggiore rispetto alle donne; tra gli altri fattori di rischio ricordiamo:

  • aumento improvviso ed esagerato dei livelli di attività fisica,
  • gotta,
  • artrite reumatoide.
  • Sintomi

Chi presenta una rottura del tendine d’Achille riferisce in genere i seguenti sintomi:

  • sensazione improvvisa di “colpo alla caviglia”,
  • percezione di “schiocco” durante l’evento lacerativo,
  • dolore acuto nella porzione posteriore della gamba e a livello del polpaccio,
  • difficoltà motorie (specialmente nel camminare),
  • incapacità nel muovere il piede verso il basso,
  • incapacità di alzarsi sulla punta del piede infortunato,
  • ematoma e gonfiore localizzato alla caviglia e al tallone,
  • sensazione di affossamento nel retro della caviglia,
  • rigidità alla caviglia.

Il problema è che i sintomi possono essere presi sottogamba, perché tendono a diminuire con il passare delle ore, dolore compreso. Questo spesso porta a sottovalutare il trauma e a non rivolgersi subito al proprio medico o al pronto soccorso, col rischio (se non la certezza) di peggiorare la situazione. Questo tipo d’infortunio risulta tanto più doloroso quanto più è estesa la rottura, che può essere parziale o totale; il dolore, pur essendo molto forte in concomitanza della rottura, può diminuire nel corso del tempo, per questo il trauma può essere sottovalutato e spesso si fa ricorso ad un medico in ritardo, quando la situazione è ormai già peggiorata.

Diagnosi

Per effettuare una diagnosi di rottura del tendine d’Achille è necessaria una visita medica, condotta da un ortopedico, che effettuerà una serie di test specifici, tra cui il test di Thompson. Questa manovra consiste nella compressione del muscolo del polpaccio da entrambi i lati, a paziente sdraiato a pancia in giù, con i piedi oltre il bordo del lettino; in condizioni normali la spremitura delle masse muscolari provoca la flessione plantare del piede mentre, in presenza di una rottura completa del tendine d’Achille, la manovra evocherà intenso dolore, senza alcun movimento del piede.

La visita clinica, condotta con appositi test, darà all’ortopedico una serie di informazioni, che poi verranno approfondite tramite esami strumentali come l’ecografia e la risonanza magnetica. Va detto che questi esami possono essere utilizzati anche per individuare una situazione critica, come un’infiammazione del tendine di Achille, e prevenire quindi la rottura. Come? Correndo ai ripari con la fisioterapia e alcuni trattamenti che hanno l’obiettivo di favorire la rigenerazione del tessuto.

Certo, tutto sta nel riconoscere e, soprattutto, nel non sottovalutare i sintomi di una tendinite, che in questo caso possono includere:

  • dolore lungo il tendine e al muscolo del polpaccio;
  • rigidità mattutina;
  • gonfiore locale;
  • presenza di speroni ossei;
  • ispessimento del tendine.

Il dolore e il gonfiore peggiorano con l’attività. Tieni presente che all’origine della tendinite dell’achilleo ci possono essere diverse cause: da una parte i traumi o una situazione di infiammazione cronica, dall’altra il sovraccarico funzionale. E su quest’ultimo fattore puoi sicuramente fare prevenzione. Come? Facendo quanto meno attenzione a come svolgi l’attività fisica:

usa scarpe adeguate e non logore;
fai riscaldamento e allungamento muscolare prima di ogni allenamento o prova sportiva.
Quando, invece, la rottura è conclamata, quali sono i possibili approcci? Esiste la possibilità di un trattamento conservativo, che può prevedere l’immobilizzazione, oppure quella di intervenire chirurgicamente. Dipende da diversi fattori, come l’età e le necessità del paziente e, naturalmente, la gravità della lesione.

Vediamo di capire qualcosa di più sulla via chirurgica, che è di certo quella che genera maggiori dubbi, soprattutto per quel che riguarda il decorso postoperatorio.
Il sospetto diagnostico potrà poi essere in seguito confermato da alcuni esami strumentali, come:

ecografia
risonanza magnetica.

Cura

La strategia terapeutica più appropria dipende generalmente da fattori quali:

  • età,
  • livello di attività dell’infortunato,
  • grado di rottura.

L’approccio chirurgico è tuttavia, nella gran parte dei casi, l’opzione più adottata per porre rimedio alla rottura (associata ad un rischio leggermente superiore di complicazioni nell’immediato, ma con una probabilità sensibilmente inferiore di recidiva futura).

Le persone giovani o più attive optano per la riparazione chirurgica di una rottura completa del tendine d’Achille, mediante un intervento svolto in anestesia locale o regionale che prevede un’incisione lungo la parte posteriore della caviglia, lateralmente alla porzione mediana, in modo che le scarpe in seguito non causino attrito sull’area della cicatrice.

È di fondamentale importanza un’attenta gestione della ferita e lo svolgimento di sedute di fisioterapia a seguito dell’intervento per accelerare il tempo di recupero. In media, l’appoggio del peso avviene dopo circa sei settimane e la ripresa piena dell’attività dopo 4-6 mesi.

In caso di rottura parziale, o nelle persone meno giovani e meno attive, può essere utilizzato un gesso (o un tutore) che includa dei sostegni per tenere il tallone sollevato, in modo da favorire la rimarginazione del tendine che si è lacerato.

Anche in questo caso, è consigliabile sottoporsi ad un programma di fisioterapia, per tornare all’attività quotidiana in circa 4-6 mesi.

È possibile prevenire la rottura?

Molto spesso all’origine della rottura c’è una condizione di infiammazione, nota come tendinite dell’achilleo, i cui sintomi peggiorano con l’attività e includono:

  • dolore lungo il tendine e al muscolo del polpaccio,
  • rigidità mattutina nei movimenti del piede,
  • gonfiore locale,
    ispessimento del tendine,
  • presenza di speroni ossei (neoformazioni di tessuto osseo localizzate a livello del calcagno).

In questo caso è importante porre un limite al perpetuarsi dell’infiammazione, evitando il sovraccarico funzionale ed adottando alcuni accorgimenti come:

utilizzo di scarpe adeguate all’attività fisica che si pratica,
riscaldamento e allungamento muscolare prima di ogni allenamento o prova sportiva.
Per ridurre la probabilità di lacerazione del tendine d’Achille è inoltre consigliabile:

Allungare e rinforzare i muscoli del polpaccio e il tendine d’Achille mediante lo svolgimento di esercizi specifici e mirati.

Alternare il tipo di attività sportiva svolta, intervallando sport ad alto impatto, come la corsa, con sport a più basso impatto come camminare, nuotare o andare in bicicletta.

Non effettuare esercizi fisici su superfici non idonee, come quelle dure o scivolose.

Aumentare con gradualità l’intensità dei propri allenamenti.

Tenere sotto controllo il proprio peso corporeo e i livelli di colesterolo nel sangue, mediante l’adozione di una dieta sana ed equilibrata.

Intervento e tempi di recupero

In caso di rottura del tendine di Achille spesso l’ortopedico consiglia di ricorrere a un intervento chirurgico di riparazione, tramite il quale si ripristina la lunghezza e la funzionalità del tendine. Ci sono diverse tecniche, a seconda del caso, e ognuna ha un suo specifico decorso postoperatorio.

Nelle lesioni più gravi, l’intervento si esegue a cielo aperto e c’è un periodo di immobilizzazione con tutore walker di circa 40 giorni, a cui segue la riabilitazione graduale. In linea generale, il tempo di recupero totale – dopo il quale si può tornare allo sport – è di circa 6 mesi dall’intervento. Sì, bisogna armarsi di pazienza, perché il percorso è lungo. Ma se seguirai le indicazioni dello specialista, il tuo tendine tornerà come nuovo.

Dove possibile, si prediligono tecniche mini-invasive, che hanno il vantaggio di abbreviare i tempi di recupero. Spesso, infatti, evitano il periodo di immobilizzazione e consentono di iniziare il trattamento riabilitativo già durante la settimana successiva all’intervento. Se le cose procedono nel verso giusto, è possibile tornare alle normali attività già dal terzo mese, ma per lo sport bisogna essere più prudenti e attendere circa 4 mesi.

In ogni caso, l’obiettivo dell’intervento per ricostruire il tendine di Achille è quello di ristabilire la piena funzionalità della caviglia.

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