PC Tor Sapienza, nuovo ruolo per Camilli: “Anno zero, mettiamoci sotto!”

Parla il nuovo ds, che ha appena tolto gli scarpini

Voce all’ex attaccante Jacopo Camili, nuovo ds della PC Tor Sapienza.

𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐪𝐮𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐨 𝐂𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨 𝐓𝐨𝐫 𝐒𝐚𝐩𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨?

Sono molto contento che la società mi abbia promosso a direttore sportivo della Pro Calcio Tor Sapienza. Il rapporto che mi lega a questa società è un rapporto che va ben oltre il calcio, ci siamo confrontati molte volte sotto vari aspetti e mi fa piacere che possa continuare questo progetto calcistico di visone e di pensiero proprio in questo ambiente che ormai per me è casa.
Ho fatto molta esperienza calcistica anche all’estero e ho avuto la fortuna di partecipare a competizioni europee come l’Europa League e la Champions League aprendomi la mia visione del calcio. Da quest’anno l’aspetto organizzativo e l’idea progettuale è passato a Valeria Armeni con la supervisione del presidente Massimo Armeni, e quando mi è stata proposta questa cosa non ci ho pensato due volte ad accettare. La società ha sempre lavorato molto bene grazie ad alcune persone che per me sono fondamentali, come Valerio Troiani e Davide Cianci. Non a caso siamo da tempo una As Roma Academy élite e questa la dice lunga sul lavoro svolto in questi anni. Ora non ci resta altro che metterci sotto e lavorare perché per noi come per tante società dopo un momento così particolare è l’anno zero e quindi non vogliamo farci trovare impreparati.

𝐓𝐮 𝐬𝐞𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞, 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐭𝐢 𝐟𝐚 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨?

Mi fa tornare indietro, è una cosa che a me piace molto perché con la mia esperienza posso dare un consiglio a questi ragazzi, come poter riuscire a fare qualcosa in questo mondo soprattutto per quanto riguarda la vita fuori dal campo. Bisogna fare tanti sacrifici, bisogna riconoscere quali sono i propri difetti e lavorarci sopra, che è un aspetto fondamentale. Una frase che dico spesso è che chi matura prima arriva nel mondo del calcio. Basti pensare che ci sono ragazzi di 17/18 anni che già esordiscono in Serie A. Per quanto riguarda il settore giovanile, da noi ci sono ragazzi che a quell’età si trovano negli Allievi e quindi questo non vuol dire che non possono ambire alla prima squadra.

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢?

Bisogna sacrificarsi. Non voglio essere ripetitivo ma non basta solo il lato tecnico o la giocata importante, bisogna avere un carattere tale da poter sopportare tante dinamiche come quando si sale di categoria. Il lato caratteriale è fondamentale. Basti pensare a tanti ragazzi che hanno fatto le prime squadre ad alti livelli, sono arrivati a vincere categorie importanti e competizioni europee non soltanto per il lato tecnico ma per quello umano e caratteriale, che di fronte a tante sfide e a tante avversità ti porta ad emergere. Questa è la base per il giusto mix tra il discorso tecnico e quello caratteriale che fa sì che il ragazzo possa emergere in questo sport.

𝐂’𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐚𝐫𝐠𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐨𝐫𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐩𝐚𝐫𝐜𝐢?

Al giorno d’oggi questi ragazzi vengono come ovattati per il discorso genitori, non per una cosa sbagliata ma involontariamente li fanno uscire dal discorso di colpa propria. Tanti ragazzi quando non giocano danno la colpa al mister o a un compagno che non gli passa la palla non guardandosi dentro e chiedendosi il perché succede questo. Non ammettono i propri sbagli e questa è una cosa che non va bene. Anche questo è un aspetto che forma il giocatore. Ci sono tanti calciatori che hanno fondato la carriera sui propri sbagli, non dando colpe ad altri, lavorandoci sopra e riuscendo ad emergere per quanto riguarda questo.

Area Comunicazione PC Tor Sapienza

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