Coronavirus, il virologo Pregliasco è ottimista: “Aspettare ancora per valutare impatto riaperture”

L’epidemia nella regione lombarda sembra continuare a viaggiare in maniera diversa rispetto al resto dell’Italia

La curva dei nuovi contagi e dei decessi ritorna a puntare verso l’alto, con la metà dei nuovi casi e un quarto dei morti registrati nella sola Lombardia.

Nel Lazio se ne contano ad esempio 3.786, 40 in meno rispetto al giorno precedente. Un calo che continua a livello nazionale: -1.424 ieri, scendendo a 65.129 totali.

La buona notizia è che prosegue il calo dei ricoveri: quelli in regime ordinario scendono di 216 unità e tornano sotto quota 10mila (9.991) per la prima volta dal 15 marzo, mentre le terapie intensive si riducono di altre 33 unità, 716 in totale. Infine, sono 54.422 i pazienti in isolamento domiciliare (-1175).

Sul deciso rialzo dei casi, Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano rassicura. «Non dobbiamo spaventarci», dice. «Osserviamo un leggero peggioramento su Milano e Bergamo – aggiunge – a fronte però di tantissimi tamponi fatti rispetto a ieri». Secondo l’esperto il dato dei tamponi è fondamentale. «È importantissimo guardare a quanti ne vengono fatti, perché significa avere la capacità di scovare quanti più casi possibili», spiega. Rispetto ai morti, «il dato non è indicativo: riguarda pazienti che arrivavano da una malattia di lunga durata, legati ancora alla fase iniziale dell’epidemia. Persone malate da 3-4 settimane», puntualizza il virologo.

LA CURVA

L’aumento della curva non può neanche considerarsi indicativo della fase 2. «I positivi rispecchiano la situazione di 5-6 giorni fa e bisognerà aspettare ancora un po’ per valutare l’impatto delle riaperture e trarre ogni tipo di conclusione su eventuali misure da adottare», conclude Pregliasco, secondo cui questi dati dovrebbero «ricordarci l’importanza di non abbassare la guardia e di rispettare le misure di distanziamento fisico».

Ilmattino.it

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