Viterbese, patron Romano commenta le idee di riforma: “Ognuno ha il diritto di giocarsi il futuro sul campo”

E’ quasi il tempo di programmare l’avvenire…

Marco Arturo Romano, presidente della Viterbese, si è collegato in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione in onda sulle web frequenze di TMW Radio. Partendo delle dinamiche di voto che hanno portato alla scelta della quarta promossa dalla Serie C alla B: “Noi facciamo parte della maggioranza relativa che ha votato per il merito (Carpi in B per media punti, ndr): ci siamo un po’ divisi, solo su questo tema, e c’è chi ha votato per i playoff o si è astenuto”.

Il Consiglio Federale che dirà?
“La logica dice che ratificheranno, ma il fatto è che le categorie sono tutte collegate: queste sono le nostre proposte ma bisogna coordinarci con tutti gli altri, soprattutto Serie C e D. C’è però il fatto che se non si chiudono i campionati, come si retrocede? La partita è aperta e la FIGC dovrà tenere conto di tutto”.

C’è anche il rischio del sovrannumero in Serie C.
“Avendo escluso il ripescaggio, dovesse esserci qualche squadra in difficoltà, e mi auguro di no, andremmo a limitare il numero. Però c’è il rischio di trovarsi con un grande numero di squadre e tutte le difficoltà del caso. Già siamo tante squadre, aumentarle è un problema. Qualsiasi decisione scontenterà tutti, anche la Serie D ha gli stessi problemi, penso al caso del Foggia secondo. Qualcuno finirà per essere scontentato”.

C’è un’idea di riforma della Serie C, magari con la B a due gironi da venti?
“Secondo me la riforma è prematura, ci vuole programmazione. Penso alla scelta delle varie squadre, ognuno dice la sua, e immaginiamoci quale sarà il criterio… Ci sarebbero squadre come la Viterbese che da anni sta tra le prime dieci, e per una partita persa si rischia di perdere la Serie B. Sarebbe assurdo. La FIGC deve programmare l’anno venturo e definire eventuali parametri di selezione, così tutti potrebbero dotarsi degli strumenti. Non però andando ad escludere alcune squadre con regole fatte in corsa. Sarebbe come far retrocedere quaranta squadre, e immaginatevi: queste secondo voi non fanno ricorso? Le cose vanno fatte per tempo. Ognuno ha il diritto di giocarsi il futuro sul campo, soprattutto se l’ultimo campionato è stato monco. Si stabiliscono regole d’ingaggio e poi, se si vuole, si fa la selezione. Ora c’è confusione e difficoltà, si dice che la Serie A gioca ma la Serie B? Se non finisce chi retrocede e chi viene promosso? La sospensione dei campionati per pandemia non comporterebbe problemi: in questo modo il torneo è nullo. Ci sarebbe chi è penalizzato, ma eviterebbe ricorsi e quant’altro. Altrimenti si finiscono i campionati, ma con protocolli applicabili, magari differenziandoli a seconda delle esigenze e delle programmazioni economiche dei vari club. C’è differenza tra una Serie C e una A”.

Come si prepara ad una prossima stagione senza botteghino né poter sviluppare il merchandising? Ce la fa un presidente di Serie C?
“Tra noi abbiamo una chat, e siamo tutti soddisfatti della cassa integrazione che ci dà una grossa boccata d’ossigeno, togliendoci alcune delle difficoltà di questo periodo, va a coprire circa l’80%. Già l’INPS ci libera di tanti costi, poi sono previsti benefici, penso allo 0.3% sulle scommesse di cui si parlava. Noi dobbiamo pensare più alla prossima stagione che a questa, pensate come possa una società in difficoltà spendere tantissimi soldi per applicare il protocollo, con le enormi responsabilità penali che abbiamo… C’è da pensare alla prossima stagione, e anche se capisco il malcontento delle seconde escluse credo il metodo scelto sia stato giusto. Nella prossima stagione mancheranno tanti introiti, le nostre società dovranno essere gestite con responsabilità su risparmi e contratti”.

Che ne pensa di Spadafora?
“Non sono schierato politicamente, ma chiunque faccia politica deve prendere decisioni: il nostro Ministro dello Sport dovrebbe assumersi la responsabilità, rimandare continuamente non porta da nessuna parte”.

Lascia un commento