Atletico Fiuggi, il ds Manfra e la speranza di riforme: “Non capisco perché i calciatori di D…”

Il direttore sportivo biancorossoblù pensa a piani alternativi

“I protocolli sanitari sono uguali dalla Serie A ai dilettanti. E noi come facciamo a ottemperare alle grandi spese per soddisfare questi protocolli previsti dall’OMS? Neanche in C lo potranno fare”. Il ds dell’Atletico Terme Fiuggi (Serie D) Maurizio Manfra va diretto al problema: “Penso che il nostro campionato sia finito qui”. L’ex Direttore di Viterbese, Teramo e Unicusano Fondi a TuttoMercatoWeb.com ha continuato a parlare delle conseguenze dell’emergenza sanitaria sul calcio dilettantistico:

Se non si dovesse tornare a giocare, come si possono decidere le promozioni?
“Parlo del mio campionato e la soluzione migliore sarebbe far salire le prime direttamente in Serie C. Le seconde invece devono essere considerate come vincenti dei playoff del girone e poi le altre in classifica saranno via via messe in graduatoria per i ripescaggi. Sempre tenendo conto di chi rispetta le norme del regolamento. Aumenteranno le squadre, sì, ma è giusto che chi è stato primo fino a oggi debba ottenere la promozione. Le retrocessioni? Ne farei soltanto due, anche se credo che il prossimo anno ci saranno talmente tanti posti liberi che dovranno andare a chiamare a casa le società per iscriversi in D”.

Perché mancherà forza economica alle squadre?
“Sento già adesso molti colleghi in tutta Italia, hanno problemi a ripartire. Il 90% dei presidenti sono degli imprenditori, sono pochi quelli che tirano fuori i soldi dalle proprie tasche. Si va avanti con gli sponsor, che adesso non possono finanziare il calcio se prima non pagano i propri operai, come è corretto che sia”.

Il morale della squadra?
“I ragazzi non vedono l’ora di tornare in campo ma sanno che sarà difficile. Come anche tutti i collaborati del club, pensano anche ai loro rimborsi. Ancora non si sa chi debba pagare quelli di marzo, aprile e maggio: se verranno saldati tramite il bonus del governo o dovranno farlo le singole società. C’è un problema di base da risolvere…”

Quale?
“Non capisco perché i calciatori di Serie D, che hanno un contratto, non debbano essere riconosciuti alla stregua dei professionisti. Allora a che serve il contratto se non ha alcun valore? Se c’è nero su bianco deve essere riconosciuto, come accade in C, B e A. Anche perché la Lega Nazionale Dilettanti impone a tutte le società di far sottoscrivere i contratti ai ragazzi, che possono fare vertenza se non vengono rispettati gli accordi. I giocatori, come noi dello staff, abbiamo allenamento 5 volte su 7 alla settimana e il sabato andiamo in ritiro. Qual è la differenza tra i professionisti? Solo i soldi, perché l’impegno è lo stesso”.

Sarebbe l’occasione per fare qualche riforma…
“Ci sarebbero da fare tante riforme, in primis una cernita sulla possibilità di iscrizione delle società. È inutile far iscrivere 168 squadre se poi subito 6-7 sono costrette ad alzare bandiera bianca. Dovrebbero fare dei gironi d’élite, come era un tempo C1 e C2”.

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