Marras e l’App Immuni’: “Preservata la privacy, possiamo star tranquilli”

Tanti ancora i dettagli che vanno chiariti, iniziando dal sistema di raccolta dati

Molta, troppa confusione e poca trasparenza. Prima ancora che la app Immuni, sviluppata a Milano dalla Bending Spoons, entri nella fase dei test, la polemica è già alta sia sul piano politico sia su quello tecnico. Il merito è del Governo che ha comunicato male e a singhiozzo un processo partito in salita con la scelta di ben 74 esperti da parte della ministra dell’Innovazione Paola Pisano ma che sembrava ad un tratto aver prodotto dei risultati. Mentre il comitato tecnico (l’ennesimo) si insediava con alla guida Vittorio Colao, la app è stata finalmente annunciata da Domenico Arcuri senza però che venissero chiariti alcuni aspetti né resi noti i criteri di scelta.

Tobia Marras (Fondatore di Visiv Comunicazione) è intervenuto ai microfoni di CentroSuonoSport:

“La scelta del Governo per quanto riguarda l’App Immuni sembra andare nella direzione giusta: la privacy sarà preservata perché verrà utilizzata una tecnologia adatta a questa esigenza. Non verranno salvati i dati personali degli utenti ma semplicemente dei codici che serviranno a monitorare l’eventuale vicinanza con altri dispositivi. Non ci sarà geolocalizzazione, l’app salverà al suo interno solamente dei codici anonimi.

In Cina è stato fatto un lavoro totalmente diverso, molto più invasivo, permesso anche dalle condizioni politiche del Paese. Ci sarà sicuramente un server, in Italia o in Europa, che poi trasferirà i dati in un server centrale gestito verosimilmente dal Ministero. Per le persone sprovviste di smartphone probabilmente si lavorerà ad un sistema alternativo come ad esempio un braccialetto elettronico. La tecnologia scelta dal Governo è adatta a questo scopo, non consuma troppa energia e soprattutto non necessita di dati personali. Ogni giorno acconsentiamo al trattamento di dati privati, in questo caso possiamo stare tranquilli”.

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