Viterbese, la crescita di Simonelli: “Gruppo unito, mi sono messo in gioco”

Le parole del giovane gialloblù, che parla in termini entusiastici dell’avventura tra i grandi

Marco Simonelli, centravanti classe duemila, è al primo anno in gialloblù. Dopo l’esperienza con il Savio e con il Frosinone è arrivato alla Viterbese collezionando tredici presenze e un goal. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente e ha risposto alle domande poste dai tifosi nell’ultima puntata di Viterbese On Air, la web radio dei leoni di Viterbo.

Come passi le giornate in questo momento particolare?

È un momento particolare per tutti e fortunatamente in questo periodo sto con la mia famiglia. Durante l’anno ci vediamo poco e sono contento di passare del tempo con loro. A casa non riesco a stare fermo, mi piace cucinare, aiuto con le faccende domestiche e mi tengo in allenamento con i programmi che lo staff tecnico ci invia per mantenerci in forma.

Come è nata la tua passione per il calcio?

In casa sono circondato da donne e mio padre non è mai stato appassionato di calcio. Sono stato fortunato perché il compagno di mia sorella mi ha avvicinato a questo fantastico mondo. Ho iniziato a giocare all’età di 5 anni nella squadra delle elementari in cui studiavo. Gli allenatori hanno subito consigliato ai miei genitori di portarmi in una vera scuola calcio perché, rispetto agli altri, reputavano avessi una marcia in più. Dopo le mie prime esperienze in campo sono stato notato da un allenatore che mi ha portato nella scuolacalcio di Totti e poco dopo ho avuto delle richieste da squadre professionistiche. Ho deciso, però, di andare al Savio, un club di Roma molto importante e ben preparato per i settori giovanili. Successivamente, a 15 anni sono andato al Frosinone Calcio. Ora sono a Viterbo e mi trovo molto bene, sono soddisfatto di quello che stiamo facendo quest’anno.

Ci racconti del rapporto con i compagni?

Non mi era mai capitato di trovarmi così bene con un gruppo. Siamo molto uniti e con diversi compagni di squadra mi frequento anche al di fuori del campo da calcio. Prima di iniziare la mia avventura a Viterbo già conoscevo diversi ragazzi come Errico, Volpe e Besea.

Hai un aneddoto divertente sulla stagione in corso da raccontarci?

Quest’anno ho avuto qualche acciacco di troppo e i compagni quotidianamente mi scrivono e si informano sulla mia salute, temendo che possa ricadere in un infortunio. Si sono inventati anche dei soprannomi divertenti con cui mi prendono in giro, vista la mia giovane età e i piccoli infortuni che ho avuto.

Qual è il tuo giocatore modello e il tuo mito sportivo?

Essendo di Roma sono cresciuto con il mito di Totti e De Rossi. Non ho un giocatore preferito in particolare, da piccolo, però, ero veramente innamorato di Neymar. Ci sono tanti giocatori che mi piace guardare e da cui prendo esempio, uno tra questi è Sancho.

Quanto è importante per un classe 2000 fare un’esperienza in un campionato come la LegaPro?

È davvero importante mettersi in gioco in questo campionato, soprattutto per i giovani. Ad ogni allenamento e alle partite hai la possibilità di confrontarti con calciatori che hanno esperienza da vendere. Credo sia fondamentale per crescere e ambire un giorno, a una serie maggiore.

Ufficio Stampa Viterbese

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