PMC, Iacomini e l’anno zero: “Se il calcio dilettante dovrà ripartire, lo dovrà fare nel migliore dei modi”

L’ex portiere della Corneto Tarquinia dice la sua sulla stagione messa in stand-by

In merito alla ripresa dei campionati, l’esperto estremo difensore Giuseppe Iacomini, da dicembre in forza alla Pol. Monti Cimini, ha dichiarato:

Sento spesso in questi giorni parlare di calcio dilettante: di eventuali soluzioni o proposte per una ripartenza della stagione in corso o per una riorganizzazione di quella futura. Ho 39 anni e ne ho viste abbastanza in queste stagioni per poter dire la mia. In questi 20 anni da dilettante, ho visto società fantasma che sono durate l’arco di una sola stagione e altre che hanno sempre tirato a campare, galleggiando tra promesse mancate e accordi rispettati con fatica.

Ho avuto modo di giocare per Presidenti che hanno rispettato ogni singolo impegno e per paesi che hanno fatto enormi sacrifici, pur di fare in modo che giocassi per i loro colori; quest’ultimi sono sempre stati quelli che mi hanno dato maggiori soddisfazioni, a differenza di chi poteva offrirti mille ma ti dava sempre 500. Si parla di bivio, di crisi del calcio. Qualcuno azzarda la parola fine, mentre altri cercano di capire le intenzioni degli organi supremi, per vedere quello che succederà da qui a qualche giorno o tra qualche mese.

A differenza di molti catastrofisti, io credo che questo possa essere invece il cosiddetto anno zero e che dalle macerie di questa annata balorda possa rinascere un nuovo modo di interpretare, quello che da tanti è considerato ancora lo sport più bello del mondo. Sento molti parlare del fatto che il prossimo anno i rimborsi quasi sicuramente spariranno… Che significa? Che spariranno quindi anche le categorie? Una Prima categoria di alto livello o una Promozione che si allenano tre volte la settimana più la partita. Una squadra di Eccellenza che ne svolge 4 e con trasferte che in questa stagione hanno raggiunto anche i 150 km per oltre un’ora e trequarti di viaggio. Tutto questo dovrebbe essere svolto senza percepire un rimborso? Uscire la mattina per andare a lavoro e tornare solo la sera a cena nei giorni dell’allenamento, non essere mai a casa con la famiglia nei giorni di festa è da considerarsi solo un gioco? A me sembra eccessivo. Gioco è un termine che dovrebbe solo servire per far smaltire la delusione a fine gara o per far capire, a qualche frustrato che segue le partite della tribuna, che vince solo uno e che il risultato sul campo deve sempre essere accettato.

Cosa potrebbe fare il Governo o la Federazione per aiutare il calcio dilettante? Innanzitutto azzerare il costo delle iscrizioni a tutti i campionati e prevedere un bonus per le società che iscriveranno tutte le categorie; in questo modo ci sarà la possibilità, anche per quelle che vorrranno praticare il calcio solo come attività sociale, di avere il loro settore giovanile e di togliere così tanti bambini dalla strada o da davanti agli schermi dei cellulari o dei computer.
Quello che dovranno fare di certo, Governo e Federazione, è di vigilare sulle tante società “farlocche” che si costituiranno solo per sfruttare le agevolazioni e su quelle che iscriveranno la loro Prima Squadra senza le relative coperture economiche.

Dovrebbe essere rivisto il modo di fare business nei settori giovanili, perché se un genitore paga l’iscrizione di suo figlio, anche e soprattutto per la fase agonistica (come succede ormai da tutte le parti), il giorno che vuole andare a giocare per un’altra società, deve essere libero di farlo senza che gli venga chiesto niente in cambio in termini economici. Se una Società pretende il costo del cartellino deve investire sul ragazzo negli anni e non può farsi pagare dal genitore la sua formazione, altrimenti non deve avere nulla a pretendere.

Un’altra cosa che ho faticato ad accettare in questi anni che mi sono affacciato nel mondo delle giovanili è la bella favola dei tornei fuori regione o dei famosi ritiri per bambini dai 9 ai 16 anni. Tante Società che gettano fumo negli occhi ai genitori con questa storiella, ma che le spese di questi appuntamenti non sono considerati nella retta…vanno pagate a parte.
E quelle famiglie che non si possono permettere di far partecipare il figlio a quel torneo o a quel ritiro? Non bastano i sacrifici che fanno per potergli permettere di giocare?

Il calcio è una cosa seria e dietro quel pallone che rotola ci sono miliardi di emozioni da saper gestire… Soprattutto quando a viverle sono i bambini.
Ho potuto toccare con mano che con molte Società non puoi organizzare un amichevole perché ti troveresti sciacalli al cancello pronti a portarti via i tuoi bambini, dietro la promessa di un livello superiore, ma mai proponendo loro di andare a giocare senza pagare l’iscrizione.

Se il calcio dilettante dovrà ripartire, lo dovrà fare nel migliore dei modi e puntando a fare meglio di quanto è stato fatto in questi ultimi anni, altrimenti vorrà dire che si scriverà la parola fine e sarà un vero peccato per un movimento pieno zeppo di brave persone. Aspettiamo con fiducia, nel frattempo ringrazierò sempre per quello che mi è stato dato fino ad ora.

Con immensa voglia di continuare...”

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