Coronavirus, l’infettivologo Rizzi ed una riapertura da studiare: “Serve grande prudenza e organizzazione”

Così l’infettivologo operante a Bergamo circail modo in cui si potrà riprendere a giocare

All’inizio dell’emergenza finivano in ospedale gli anziani, ma ora anche i cinquantenni. Non si è abbassata l’età delle persone colpite dal virus, è stata diversa l’aggressività. Giovani e meno giovani. Chi resiste e chi non ce la fa. Lo dicono i numeri, ad andarsene sono soprattutto gli anziani. 

Prof. Marco Rizzi (Direttore Reparto Malattie Infettive – Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII – Bergamo) a CentroSuonoSport:

“Rispetto ad alcune settimane fa c’è stato un calo evidente di ricoveri. Stiamo vivendo una fase ancora critica, ma non allarmante come avvenuto nella prima parte del contagio. La prossima settimana partiranno i test sierologici a tappeto in tutta la regione Lombardia. La riapertura va studiata attentamente per evitare la recrudescenza del virus. In queste zone ci sono evidentemente delle aree più fragili dove il virus ha imperversato e contagiato migliaia di cittadini. Serve grande prudenza e organizzazione.

La ripresa del calcio? Il problema non è sottoporre a controllo gli atleti ma valutare lo spostamento delle squadre, il numero delle persone coinvolte. Laddove sia coinvolta qualche decina di persone, la ripresa potrebbe arrivare in breve tempo. Chiaramente ritengo impossibile ad oggi la ripresa dell’attività con la riapertura degli stadi. I vaccini anti-Covid per un uso allargato sulla popolazione credo saranno disponibili realmente solo a partire dall’anno prossimo”

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