Viterbese, l’importanza di completare la stagione. Pini: “Ma prendersi la responsabilità di far allenare i calciatori è una cosa complicata”

Intervista al portiere. La Viterbese, i tifosi e l’emergenza sanitaria

Tra due pali e quattro mura Roberto Pini preferisce la prima opzione.

Stare chiuso in casa h24 per il portiere della Viterbese è difficile, ma assolutamente necessario. I giorni passano lenti e il calcio manca come l’aria, specialmente di domenica. Lo stadio, invece, rimane chiuso e avvolto nel silenzio di una città impegnata a lottare contro il Coronavirus. 

“Non è uno scherzo” racconta con preoccupazione il numero uno gialloblù, che risponde al cellulare dalla sua abitazione di Viterbo. Per lui, 23 anni compiuti venerdì, il momento è ancor più difficile per via della lontananza dalla sua Grosseto.

Come stai vivendo questi giorni difficili?
“Non bene. La situazione per il paese è drammatica e mette in pericolo sia la salute che l’economia. Anche il calcio ne risente e nel campionato di serie C, dove i soldi sono pochi, molte squadre sono in seria difficoltà”.

Com’è la situazione a Grosseto?
“Fortunatamente non è una zona rossa e il numero di contagi non è troppo elevato. Per il momento l’emergenza è sotto controllo e speriamo che vada avanti così. I miei genitori sono abbastanza tranquilli, escono solo per fare la spesa con la mascherina e tornano a casa”.

Sei in contatto con i tuoi compagni di squadra?
“Ci sentiamo tutti i giorni. Parliamo, ci teniamo aggiornati e facciamo lunghe partite online alla PlayStation”.

Per il resto come passano le giornate?
“Tra addominali, televisione e musica. La mia casa è piccola e non ha il giardino, allenarsi è ancor più difficile. Non nascondo che il calcio mi manca”.

Quello di venerdì per te è stato un compleanno diverso…
“Si, ma non più di tanto. Tra trasferte e partite non l’ho mai festeggiato al di fuori della famiglia. Stavolta l’ho trascorso in casa ma ho ricevuto un regalo stupendo dalla mia ragazza che è riuscita a trovarlo grazie a internet”.

Hai ricevuto tanti auguri dai tifosi.
“Hanno sempre belle parole per me e ne sono orgoglioso. Quello che ho fatto a Viterbo gli è rimasto impresso e ricambio l’affetto con l’augurio di tornare al più presto al Rocchi per le ultime partite di campionato”.

Pensi che si possa portare a termine la stagione?
“Non lo so ma credo che sia troppo importante chiuderla. Lasciarla incompleta significa falsarla. Il nostro girone, per esempio, ha ancora otto partite da giocare e con 24 punti a disposizione può cambiare molto. Meglio poi non pensare all’ultima partita giocata contro il Rieti altrimenti si finisce a rosicare…”.

Anche gli allenamenti sono un punto interrogativo.
“Al momento è giusto così. Se le persone ricominciano a uscire in breve tempo si torna al punto di partenza. A Viterbo come a Grosseto la situazione è tranquilla ma il nord Italia sta vivendo un dramma. Prendersi la responsabilità di far allenare i calciatori è una cosa complicata”.

Sei preoccupato?
“Ho paura soprattutto per la mia famiglia che è composta da tante persone grandi. Inoltre mi dispiace tantissimo per le città più colpite. Ascoltare le notizie dal nord è un colpo al cuore e in questi casi il nord e il sud non esistono, siamo tutti fratelli. Conosco tante persone che vivono nelle zone rosse e la situazione è tragica. Non escono di casa da molto tempo e sempre più spesso perdono qualcuno di caro. Spero che finisca tutto il prima possibile”.

Samuele Sansonetti – Tusciaweb.eu

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