Montespaccato, la rinascita di Guiducci: “Orgoglioso di far parte di un gruppo forte e coeso”

Attualmente in forza al Montespaccato Savoia, il difensore ripercorre la propria carriera con un occhio di riguardo per gli anni trascorsi nei Prof

Niccolò Guiducci ha sognato in grande arrivando addirittura a vestire la maglia della Nazionale a livello giovanile. Ma non sempre il futuro è quello che ci si immagina, e proprio quando sembrava essere arrivato il momento giusto per cambiare definitivamente la propria vita qualcosa non è invece andata come doveva… Oggi veste la maglia del Montespaccato Savoia in Eccellenza, ma per Guiducci, come per tanti altri giovani che hanno aderito a Talento & Tenacia, si è aperto un mondo parallelo fatto non solo di calcio ma di concrete opportunità nel mondo dello sport a 360 gradi. Ma prima di arrivare ai giorni d’oggi, ripercorriamo insieme al calciatore la sua ricchissima carriera partendo da 19 anni fa. Parola a Guiducci. “Ho iniziato a giocare a calcio quando avevo 5 anni con il Testaccio. A 11 passai alla Cisco Roma e ci rimasi per tre stagioni, di cui ricordo principalmente l’ultima quando segnai una decina di gol da mediano.

L’anno successivo sembrava fatta con il Genoa, loro mi avrebbero preso ma poi feci prima uno stage con la Fiorentina e successivamente con la Juventus. Andai molto bene soprattutto con la Juve che decise di prendermi nei Giovanissimi Nazionali. Quello fu in un certo senso l’apice della mia carriera, giocavo praticamente sempre e raggiunsi anche la Nazionale. Purtroppo, però, nella stagione successiva, pur giocando 55 partite in totale, non mi trovai a mio agio ed ebbi qualche difficoltà soprattutto a livello psicologico. Non fu la stagione che mi aspettavo. A fine anno il mister non mi riconfermò e mi mandarono in prestito. Si rifece sotto il Genoa e stavolta l’affare si concretizzò. Lì giocai un anno negli Allievi Nazionali con allenatore Fabio Liverani, arrivammo fino alle finali scudetto piazzandoci dietro al Parma che poi divenne campione d’Italia. Di Liverani ho un bel ricordo, è stato un professionista esemplare, un martello continuo in campo e un grande motivatore. Purtroppo la stagione successiva fu completamente negativa, probabilmente perché mi sono fidato di persone sbagliate.

Tornai nel Lazio per andare nel Latina ma trovai un ambiente strano e ci rimasi fino a dicembre. Poi andai in C2 al Chieti ma anche in quel caso le cose non andarono per il verso giusto tant’è che retrocedemmo; mi ricordo la grande contestazione dei tifosi. Fu l’anno peggiore. La mia carriera riprese poi in Veneto in Serie D prima che mi scadesse il contratto con la Juventus. Tornai a Roma ma non riuscivo a trovare squadra e fino a febbraio rimasi fermo, per poi chiudere la stagione con l’Astrea. Nel 2016 volevo smettere di giocare anche a causa della perdita di mio nonno. Una persona di fiducia mi propose però di andare in America a Los Angeles ed accettai, anche perché ci trattava di un campionato semiprofessionistico. Era agosto e quando tornai in Italia chiusi la stagione con il Trastevere, dove in realtà non riuscii a trovare molto spazio.

L’estate successiva mi chiamò l’Audace targato Asilo Savoia, conobbi il presidente Monnanni e capii subito che si trattava un progetto importante, forse unico. Lì ho trascorso tre anni con una breve parentesi al Real Monterotondo Scalo e che ricordo con piacere. Trovai grandi persone come il direttore Albanesi e il presidente Saccà. Poi è arrivato il momento della rinascita del Montespaccato promossa dall’Asilo Savoia in collaborazione con il Tribunale di Roma e la Regione Lazio, all’indomani del sequestro della società per una serie di reati.

Oggi anche se le ultime due non le considero le mie migliori stagioni, sono orgoglioso di far parte di un gruppo forte e coeso e va bene così. Ho la stessa voglia di quando stavo alla Juve e al Genoa, ho sempre mantenuto una certa professionalità consapevole di dover lavorare tanto per dare tanto. Con l’Asilo Savoia credo inoltre di aver trovato un futuro concreto, constatando che si può assimilare calcio e lavoro allo stesso tempo. Il mio futuro è adesso. Di qui anche il mio impegno professionale nella Palestra della Legalità di Ostia e tante iniziative sociali e sportive di rilievo, tra cui ricordo con emozione quella svoltasi recentemente con la Pian Due Torri, società sportiva dove andavo da bambino a giocare accompagnato da mio nonno, che li ha svolto per tanti anni il ruolo di dirigente e allenatore”.

Il giocatore ci racconta anche un aneddoto sulla sua posizione in campo, mutata nel corso degli anni. “Quando ero alla Cisco giocavo da mediano davanti alla difesa. Poi, quando andai alla Juve il mister aveva la necessità di un difensore che facesse partire l’azione da dietro e scelse me. Da allora ho sempre giocato come difensore anche se sarei pronto, in caso di necessità, anche a tornare a centrocampo”. Quella alla Juve fu davvero un’esperienza che ha lasciato il segno nel cuore di Guiducci, come lui stesso rivela: “Il momento più bello che ricordo è proprio con la maglia bianconera. Il secondo anno giocammo un torneo vicino Verona e nella semifinale contro il Real Madrid segnai il rigore decisivo. Andai ad esultare sotto la tribuna e vidi mio padre. Non mi aspettavo ci fosse ed è stato bellissimo, un’emozione che non scorderò mai”.

Ufficio Stampa Montespaccato

Lascia un commento