Studio del Coronavirus, la ricercatrice Vicenzi: “Si indebolirà col passare del tempo e diventerà meno contagioso”. Ed esclude il complottismo…

Il capo della ricerca del San Raffaele esclude che si tratti di un prodotto da laboratorio sfuggito di mano

Elisa Vicenzi ha studiato la Sars e sa come si comportano i virus: “Il coronavirus si indebolirà col passare del tempo e diventerà meno contagioso. E’ l’unica maniera che ha per sopravvivere. E il virus ha questa intelligenza” . “Che è diversa, ma si è attenuata per durare”.
Dalla Suina alla Zika non c’è malattia che non sia passata dal suo laboratorio di capo dell’Unità Patogenesi virale e Biosicurezza del San Raffaele. Ora guida con Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Humanitas, una squadra sul coronavirus finanziata da Dolce e Gabbana: «Il coronavirus si indebolirà col passare del tempo e diventerà meno contagioso. E’ l’unica maniera che ha per sopravvivere. E il virus ha questa intelligenza». Su LaStampa ha risposto a una intervista di Francesco Rigatelli:

Che ricerca state conducendo? 
«Contro il Sars-CoV2, questo il nome scientifico del virus, vogliamo approfondire il ruolo dell’immunità innata, che è costituita da molte componenti sia cellulari sia del sangue e di altri tessuti e fluidi corporei, ed è la prima difesa dell’organismo contro i virus. Si tratta di un sistema che agisce rapidamente, a differenza dell’immunità specifica dei linfociti che per produrre anticorpi impiegano settimane. Il nostro progetto si concentra su alcune molecole dell’immunità innata, scoperte dal Professor Mantovani, e considerate antenati degli anticorpi, che potrebbero prevenire l’infezione del coronavirus».

Oltre al vostro, a che punto sono gli studi per debellare la malattia? 
«La scienza si sta concentrando sulle molecole in grado di prevenire l’infezione o inibire la replicazione virale. In particolare, su farmaci già in uso nella pratica clinica come nella terapia dell’Hiv, che hanno dimostrato qualche efficacia contro il coronavirus, oltre alla ovvia ricerca di un vaccino».

Quest’ultimo chi ha più probabilità di trovarlo? 

«Difficile predirlo, anche perché il ruolo degli anticorpi nella protezione o nell’eliminazione del virus non è ancora ben noto. Al National Institutes of health di Bethesda negli Stati Uniti stanno lavorando e lo Spallanzani  di Roma collabora con il grande esperto Rino Rappuoli».

Cosa si è capito finora del coronavirus? 

«E’ stata risolta la struttura tridimensionale della proteina virale che lega il recettore specifico sulle cellule bersaglio dell’apparato respiratorio. Conoscendo questo legame si possono cercare le molecole, come gli anticorpi, che possono interferire all’entrata del virus nelle cellule».

Ci sono regole utili per evitare il virus? 

«Oltre a seguire le regole bisogna ricordare che la paura è nemica della salute, perché genera stress e indebolisce il sistema immunitario. Sull’alimentazione le vitamine come la B12 o la D, che viene col sole, sono fondamentali. Una dieta varia e ricca di vitamina C aiuta. Vale la regola delle cinque porzioni di frutta o verdura al giorno».

E’ stato escluso il complottismo che si tratti di un prodotto da laboratorio sfuggito di mano? 

«Sì, perché non esiste niente di simile da cui partire. L’origine più probabile è una delle 1200 specie di pipistrello, quella a ferro di cavallo. Con un probabile ospite intermedio, che secondo il consorzio di ricerca Next strain, ha la stessa sequenza genetica del pangolino, un formichiere utilizzato dalla medicina cinese».

Si fa fatica a seguire il senso del contagio, che idea si è fatta?

«Una sfortunata catena d’infezione iniziata da un asintomatico o con sintomi sottovalutati. Sono questi ultimi a preoccuparmi, perché continuano a trasmettere il virus».

Che crescita dei contagi prevede? 

«E’ una situazione complessa e ancora in evoluzione, ma le cose dovranno andare peggio prima di andare meglio e il caldo non è detto che aiuti».

E’ vero che ha un andamento trifasico e nella terza settimana si aggrava? 

«Può avere un’evoluzione grave e diventare polmonite. Difficile che un under 60 muoia però. E per gli anziani molto dipende dalle cure mediche».

Bisognava quarantenare chi veniva dalla Cina da subito?

«Bloccare i voli diretti con la Cina non è bastato, anzi potrebbe aver aumentato le persone che hanno fatto scalo e sono arrivate in Italia senza controllo con un effetto boomerang».

A livello storico queste epidemie sono in aumento o sono un caso? 

«Iniziano negli anni ’80 con l’Hiv, poi c’è una pausa e si intensificano: nel 2003 la Sars, nel 2005 l’Aviaria, nel 2009 la Suina, nel 2016 Zika e ora questa. Tutte di origine animale. Il mondo è più collegato e in Asia o in Africa la sovrappopolazione altera lo spazio della natura con commistioni tra uomo, animali domestici e selvatici. Cambiamenti climatici e sottosviluppo fanno il resto».

Globalist.it

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