Tutta la forza di Michel Cruciani: “Victoria, il calcio , la Lucchese. Ho smesso di chiedermi perché…”

L’esperto centrocampista della Lucchese ha raccontato la sua storia, ha aperto le porte del suo cuore

L’intervista a Michel Cruciani

“Comincio io dai, anche se non so davvero dirvi quello che provo. E’ un qualcosa che non mi so spiegare e che mai saprò spiegare, guardo attonito lo scorrere della vita provando a trovare una risposta in tutto ciò che mi circonda, ma non c’è. La perdita della mia piccola Victoria è la perdita di una parte della mia vita, come se avessero messo le mani dentro al mio petto e mi avessero strappato via metà del cuore.

Ho sempre avuto un sogno grande, fin da piccolino, che un giorno avrei avuto un figlio che venendo in tribuna a vedere le partite sarebbe stato orgoglioso del suo papà in mezzo al campo. Ora, invece, questo sogno mi è stato portato via. Io la fortuna di vedere Victoria in tribuna a battermi le mani non ce l’ho mai avuta. Non ha mai visto suo papà segnare per lei, non ho mai avuto la possibilità di prenderla in braccio dopo la fine della partita e farle calciare un rigore con me, di dirle ‘amore, ci vediamo appena finisce’. E suo papà prova, dentro di sé, a ripetersi all’infinito ‘sei forte Michel, non mollare’, ma sa benissimo che non è e non sarà mai così forte da superare tutto questo. Cresciamo con l’idea che da Lassù le persone che ci vogliano bene, ci vedano e ci ascoltino sempre. A me non resta che questo. Non resta che sperare che Victoria da Lassù mi batta le sue manine dopo ogni gol e mi dica ‘papà, sono orgogliosa di te’…”.

“Ho passato giorni d’inferno, a chiedermi ‘ma che vivo a fare?’. Ora voglio togliermelo dalla testa, voglio togliermi dalla testa questo maledetto ‘Perché? Perché proprio a me? Che ti ho fatto di male Signore?’. Sto provando, piano piano, ad andare avanti. Ho deciso di continuare a giocare, malgrado tutto, perché quell’ora e mezza di allenamento o di partita è l’unico momento nel quale non penso ad altro. Arrivo alla domenica sperando che l’arbitro non fischi mai la fine per non dover tornare a ri-attaccare la spina…”.

Le parole di Michel gridano al mondo una triste verità, quella del dolore. Dal quale fin da bambini ci tengono ben a riparo, ignorando purtroppo che tanto quel ‘maledettissimo interruttore’ è sempre acceso, fin dalla nascita, e mai si spegnerà. Si può provare soltanto a mitigare, con ciò che di bello c’è stato e con ciò che di bello lasceremo. 

Michel (rigorosamente senza “a”), ma sei davvero italo-canadese? “No, macché. Sbagliano tutti su internet, io so’ romano de Roma, del Prenestino. Se ero italo-canadese da mo’ che ero scappato (sorride)”. Romano…della Roma o romano…della Lazio? “Rigorosamente Aquilotto! Nella Lazio ho fatto quindici anni di settore giovanile, peraltro. Le ultime stagioni lì spesso mi allenavo anche con la prima squadra.

Poi tante esperienze in Serie C, Michel ne ricorda soprattutto una… “Quella a Siena di due anni fa, malgrado la sfortuna di essermi rotto il tendine d’Achille. Veramente una società del genere in carriera non l’avevo mai trovata, sembrava di essere una grande famiglia. La presidentessa Durio che mi mandava sempre messaggi per chiedermi ‘come stessi’ dopo l’infortunio…”.

In estate rimane svincolato. Da qui la scelta di ripartire dalla Lucchese, in Serie D… “Mi sono detto, sai che c’è? Se devo finire, finisco come dico io. Non mi importa la categoria, io sono uno di quelli che se si gioca palla lunga e lancioni, prendo e mi siedo in panchina. Centrocampista metodista? Sì, ma in passato anche mezz’ala e all’occorrenza esterno. Il ‘piede’ sì, ma anche la ‘garra’. Ora sto bene, fisicamente mi sento alla grande, ho fatto 6 gol finora e non voglio fermarmi, ho 33 anni ma solo all’anagrafe. Anche perché ora Lassù ho una tifosa speciale che alla domenica vuole esultare insieme a me ed io devo fare di tutto, da buon padre, per accontentarla…”.

Cela la commozione dietro un bel sorriso, Michel. Uomo nelle avversità, combattente nella sfortuna, ‘un buono’ nella vita. Quella stessa che gli ha tolto tanto, tutto ciò che a una persona si può togliere: il sorriso della propria bambina… “La morte di Victoria mi ha fatto mettere in ginocchio tante volte a chiedermi ‘Perché?’, ora ho detto basta. Basta domande. Se mi fermo ancora a farmi domande, apro la finestra e mi butto dal terzo piano. Voglio andare avanti, devo andare avanti, mi sto imponendo di andare avanti. Per me, per la mia splendida compagna alla quale giusto poco tempo fa ho chiesto di sposarmi e per la mia Victoria. Per sempre mia…”.

Si ringrazia per le foto Alcide Lucca
Lorenzo Buconi – Gianlucadimarzio.com

Lascia un commento