Eccellenza, Girone A – Pol. Monti Cimini, Paltemio Barbetti si racconta: “Qui per riavvicinarmi a casa. Malta? Esperienza bella e formativa”

Sono tre le assurdità legate a Paltemio Barbetti da Roma, quella collega che vede la sua foto e ti sussurra “fammi conoscere ‘sto dio greco”; un nome impronunciabile che per evitare l’intreccio linguistico chiamiamo spesso col nome dello stadio avellinese, “Partenio”; e il fatto che abbia giocato in Europa League con una squadra maltese, che quelli che hanno giocato una competizione europea ti vien voglia di toccarli per vedere se sono veri. Paltemio, siamo schietti, oltre a essere un buon calciatore è anche un guascone, uno che s’avvia verso la trentina e che ha macinato chilometri sui campi di calcio, uno che sa dare il buon esempio ai giovani dello spogliatoio, uno che viene rispettato anche se non ha la faccia da cattivo, ma il sorriso perennemente stampato. Da buon figlio della lupa (non è comparazione politica, ma sta per “nato nella città di Romolo e Remo”) quando gli si fa una battuta sarcastica abbozza e riparte in quarta rispondendo in maniera elegante e mai volgare, un po’ come quando lo si vede in campo, sulla mediana, a far legna e subito dopo a impostare. L’occhio ceruleo e la cresta bionda lo aiutano a farsi riconoscere, il 10 sulle spalle diventa una garanzia così come il lancio lungo, il resto va di default, così come gli input scaturiti nel dialogo quotidiano con un calciatore che al contrario dell’immagine immediata che possa dare, resta un professionista elegante anche in un mondo dove vige il dilettantismo.

 

Comincerei dal nome, forse unico in Italia, quasi uno scioglilingua. Lei vuole ancora bene ai suoi genitori oppure quando è arrivata l’età della ragione ha cominciato a dire frasi del tipo “voi non mi volte bene?”?
«Per quanto riguarda il mio nome è unico al mondo e non solo in Italia. A me piace moltissimo proprio perché è unico e perché era il nome di mio nonno, ecco svelato il segreto del mio nome».

 

Inevitabile l’aggancio con Malta e i trascorsi nell’isola. Che esperienza è stata?
«Quella di Malta è stata un’esperienza bella e formativa, mi sono trovato benissimo anche a viverci, è davvero bella e si vive benissimo. E per quanto riguarda l’ambito calcistico mi sono tolto tante soddisfazioni»

 

Quanto l’ha cambiata l’esperienza in un campionato non italiano?
«Più che cambiato mi ha completato. A Malta, così come in molti altri campionati esteri, il calcio è meno stressante rispetto all’Italia, perché durante la partita si combatte dal primo all’ultimo minuto, ma quando finisce la gara si è tutti amici, avversari e tifosi. Questo non toglie che il calcio maltese sia molto professionale, ma mantiene il fatto che diventa si un lavoro, e nel contempo resta un gioco e un divertimento. Cosa che purtroppo in Italia si è persa».

 

Raccomanderebbe l’esperienza nel campionato maltese a qualche giovane dello spogliatoio che le venisse a chiedere consigli nel merito?
«La consiglierei sicuramente perché è un campionato importante, dove il livello è alto ed in continua crescita e in più può darti la possibilità di fare competizioni europee, di affrontare giocatori di livello. Ripeto, è un calcio meno stressante ma molto professionale può permettere a un calciatore maturo di affermarsi e a un giovane di crescere».

 

Atmosfera Uefa, non è da tutti provare certe sensazioni. Le è mai capitato di cadere dal letto e dire “signori, sto sognando”?
«Giocare una competizione europea è una sensazione magnifica, quando ascolti la musica introduttiva all’ingresso delle squadre per qualche secondo può sembrare di essere in un sogno. Ma poi quando finisce e senti il boato dei tifosi ti accorgi che non stai sognando e che è ora di viverlo questo sogno».

 

Lei ha vestito fra le altre la maglia azzurra delle giovanili. Lei è stato vicino a essere tesserato per grandi club. Cosa le è mancato per arrivare lassù, diciamo dove osano le aquile?
«Sentire l’inno italiano con la maglia della nazionale addosso è da brividi, ho avuto la fortuna di fare tutta la trafila, dalla under 16 alla under 20, e sono ricordi indimenticabili. Quella maglia ti tira fuori un venti per cento in più, è indescrivibile la sensazione. Sì, sono stato vicino a firmare per grandi club e quando ripenso a quei momenti un po’ di rabbia mi viene perché quello che non mi ha permesso di effettuare quel salto, in molti frangenti non è dipeso da me. Ma allo stesso tempo sono contento e orgoglioso di tutto quello che ho fatto fino a oggi, e mi sono tolto tante soddisfazioni».

 

Perché oggi la sua scelta è ricaduta sulla Polisportiva Monti Cimini? 
«Il calcio è il lavoro più bello del mondo, ma purtroppo non dura per sempre e per il dopo calcio, anche se vorrei provare a fare l’allenatore, ho aperto un concessionario con mio fratello. Da questo è venuta l’idea e la necessità di tornare a casa per seguire il lavoro, e insieme a questo ha influito anche la voglia di vivermi al massimo la famiglia, calcolando che gli ultimi dieci anni ho vissuto lontano da casa».

 

Faccia contento il responsabile dell’impianto sportivo… I manti erbosi a Malta sono meglio, peggio o simili a quello del “Comunale” di Vignanello?
(sorride) «Il comunale di Vignanello è il miglior manto su cui ho giocato».

 

Due mesi neanche di militanza, ma lei sembra già un “vecchio” dello spogliatoio. Qual è il rapporto con i senatori della squadra? 
«Ho un ottimo rapporto con tutti, siamo molto uniti perché è un gruppo formato da tutti ragazzi molto genuini, cosa non facile di questi tempi».

 

Lei ha una pagina “dedicata” su Wikipedia, seppur in lingua inglese. Le fa effetto o è ordinaria amministrazione, come per esempio quel gol da trenta metri realizzato in allenamento, qualche giorno fa? 
«Ordinaria amministrazione (sorride ancora). Avere una pagina dedicata o essere comunque presente su internet fa molto piacere anche perché vuol dire che qualcosa di buono è stato fatto, come quel gol in allenamento. Anche se era meglio realizzarlo in partita».

 

L’ironia regna sovrana, con lei, almeno ad affacciarsi nello spogliatoio e a dare un’occhiata al gruppo. Lei è davvero ironico oppure è una mera supposizione del cronista di turno?
«La mera supposizione del cronista di turno è più che giusta».

 

Che farà Paltemio Barbetti da grande? 
«Hai detto bene a dire da grande perché mi sento ancora giovane. Paltemio vuole continuare a togliersi soddisfazioni con il calcio, a far crescere il suo concessionario e a farsi una bellissima famiglia, unita e numerosa come lo è la mia».

Ufficio Stampa PMC

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