Eccellenza, Girone A – La Pol. Monti Cimini si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Il comunicato del club

Boicottiamo da tempo un pò tutti il pressapochismo di una società moderna ormai scevra dal savoir faire, basti dare un’occhiata agli abusatissimi social network per renderci conto di quanto siamo diventati “professorini” nel voler insegnare agli altri educazione, modus vivendi, cultura, lingua italiana e perfino l’abc del selfie. Tutti, nessuno escluso. Predichiamo bene, razzoliamo male. Ci ergiamo a protagonisti assoluti, e tralasciando la psicanalisi freudiana – che non siamo qui a strizzar cervelli – spesso pecchiamo nel pensare che il pianeta graviti attorno al nostro “quotidiano”. Ma viviamo – anche se l’egocentrismo è diventato un abitudinario modo d’essere – di cose piccole ed effimere, e soprattutto di insignificanti ripicche, comunque importanti sempre meno d’una cuticola.

Ora chi ha buona capacità mnemonica, e sa tornare d’una settimana addietro, rammenterà certo quel paio di articoli sgarbati scritti da mani maldestre e cervelli scollegati dal resto del corpo dedicati – magari perfino con immodestia – alla Polisportiva Monti Cimini. Pezzi scritti con assoluta incapacità descrittiva ma pieni di pomposo disprezzo elargito a iosa da parte di chi vuole comunque guadagnarsi oltre alla stozza di pane quell’effimera gloria d’un momento d’esaltazione davanti agli amici, con frasi del tipo “stavolta li ho castigati quei montanari dei cimini” magari mentre si ostenta la pagina web d’un giornale. “Incassare” il colpo fa comunque parte del gioco. Perché, si sa, quando si parte con un progetto, c’è sempre chi cerca di affossarlo, quel progetto, se non di offenderlo. Perché ci si sente esclusi da quel progetto. O più semplicemente perché quell’idea non è stata partorita dalla propria mente. Oppure – e questo è ancora più infingardo – per questioni di tifo.

Peccato, perché da un cronista ci si aspetta sempre un articolo asettico e non scettico, elegante e non volgare, reale e non disturbato dal qualunquismo. Si pretende un articolo obiettivo, non polemico, semplice e senza commenti personali, magari scritto e descritto da maghi della penna con gli attributi e non da leoni da tastiera schiumanti di rabbia. Suvvia – siamo in Italia – qui è facile randellare “ad minchiam”, per giunta fingendo davanti all’interlocutore simpatia col fioretto ma squarciandogli l’aria alle spalle con la sciabola.

Alle pendici del Cimino, in ogni caso, non esiste pubblicità per chi gestisce fandonie qua e la cercando di gettar fango su un gruppo di lavoro capace invece di raccordare quattro paesi. Un gruppo di persone armate di buona volontà, qualche spicciolo in tasca ma anche – concedetecelo – capacità organizzativa schietta e degna di gestire “pane e pallone” laddove il football di provincia sarebbe presumibilmente scomparso. Qui non si parla né si scrive di “sberle”, qui se qualcuno è “social” non viene irriso né schernito, tanto meno deriso. Qui non esistono assegni cabriolet, né postdatati, tanto meno promesse a babbo morto. Qui esistono serietà e voglia di fare. E se si perde in amichevole contro una squadra di categoria superiore, ci si fa una risata. I manrovesci, pure se si esce sconfitti dal terreno di gioco, li lasciamo a uso e consumo di chi è abituato a menar le mani e all’incapace di turno, che pensa d’essere reuccio quando azzarda il racconto d’una partita di pallone. Ma non si rende conto d’essere, tutto a un tratto, lo zimbello di paese.

Ufficio Stampa PMC

Lascia un commento