Promozione – Casalotti, è tutto vero. Ceduto il titolo…

Come anticipato in esclusiva dalla redazione di Lazioingol.it, purtroppo nella prossima stagione non ci sarà più l’Asd Casalotti; è di due giorni fa la notizia ufficiosa che la società ha ceduto il proprio titolo di Promozione. Che dire… Ci si potrebbe fare quasi un libro per quante storie sono racchiuse nei 12 anni di questa società. Storie indelebili. Perchè ci sono cose che neanche il tempo riesce a cancellare, come la classe di Stacchiotti, che a 40 anni inoltrati trascinava il Casalotti dei primi anni proprio fino in Promozione. Il Casalotti di Rosati, di Ferrone, di Domizi, di Orciuolo di Busatto Loriga e tanti altri. Quello che nel 2010 vinceva 4a2 a Montespaccato salvo poi veder crescere sempre più i rivali gli anni successivi.

Ne siamo diventati tifosi 7 anni fa, con l’idea di fare un gruppo per sostenere la squadra locale, ma nel quartiere interessava a pochi, e noi da un manipolo che eravamo, col tempo, invece che crescere siamo diminuiti, così ci siamo presentati con una bandiera ed una pezza con scritto “ASD Casalotti” e nel mentre lo abbiamo raccontato qui, gara per gara, cosa abbiamo visto, e cosa vi siete persi. Abbiamo visto un portiere d’altra categoria rinunciare e rischiare tutto, tempo, soldi, salute e carriera pur di nutrire la sua passione con la squadra del suo quartiere, ed abbiamo la sua maglia appesa in camera. Abbiamo capito cosa voglia dire fare il centrale di difesa guardando gli anticipi di Tarantini, l’irruenza di Freddi, l’esperienza di Ferrari e la tecnica di Bianchini, la solidità di Frattoni. C’eravamo quando De Francesco ha cavalcato la fascia sinistra ogni domenica, e anche quella volta in cui ha rischiato l’incolumità per salvare un gol sulla linea, sulla pozzolana di Via Borgosesia, che ci appartiene più di quanto appartenga a chi ne è proprietario. Abbiamo visto Lunardi proteggere palla meglio di chiunque altro lottando per la maglia fino al brutto infortunio ed Edoardo Paesani giocare a piede invertito nel ruolo che fu del fratello, perché il Casalotti è un po’ una famiglia: mentre Duello dirigente urla dagli spalti, il figlio colleziona una buona manciata di presenze e gol, mentre Teti dirigente ci fa i complimenti per esser presenti, noi li facciamo al figlio perché coi suoi gol ci fa vincere le partite. Abbiamo visto il mister gioire, protestare, piangere dopo una retrocessione e arrabbiarsi di prima mattina per l’assenza del terzino destro che aveva fatto tardi il sabato sera, noi che una volta abbiamo passato la notte fuori pur di non saltare la trasferta. Al seguito di una società che, senza grosse risorse, è andata avanti grazie alla passione. Quella che trovavi stampata in faccia durante un tackle a mediani generosi come Carelli Monti o De Simone, quella che fa tornare Soldi in campo poche settimane dopo aver rischiato di brutto, quella che spinge al dribbling esterni di gamba come Saracini o Silvestri e che fa svettare Saba di testa su attaccanti alti il doppio di lui. La stessa passione a volte fermata solo dalla sfortuna e dagli infortuni come per Picchierini e Giannetti. Quella che alimentava noi a 0 gradi sotto la tramontana di Ostia Antica mentre esultavamo perché Montorselli da 20 metri l’aveva messa sotto al sette. Passione un po’ malsana come quella che ci spingeva a 180 km di viaggio per un trentaduesimo di coppa ad Aquapendente. Senza dimenticare la dedizione di chi ha lavorato piú ‘dietro le quinte’ offrendo sempre disponibilità, la dirigenza,lo staff, il grande Bevilacqua, i secondi portieri come Di Martino Palladino e Ottaviani, i fuoriquota di un tempo come Cellini, Mariani, Massimini, Filippi, quindi i Capodaqua e i Tambara ecc. Si è giocato spesso di mattina, anche in campo neutro come quando De Luca dopo un grande stop di petto a seguire realizzó il 2a1 al Focene, in quel di Fregene. Si è giocato di pomeriggio, come in quel goduto successo a Tolfa firmato dal buon Babbucci, e di sera, come quando Pennazzi ha trasformato all’ultimo secondo un calcio di punizione contro la Junior Portuense. Siamo scesi in Prima Categoria per poi ritornare subito, grazie agli eurogol di Cau, alla legna di Speranza e a tutti gli altri, anche se il ginocchio di Abbondanza stava sempre peggio. Già, Matteo Abbondanza. Ho visto tante partite di Serie A dal vivo, qualcuna europea, ma il gol più bello che abbia mai visto dal vivo resta quello segnato da Abbondanza al comunale di Marino. Non c’erano telecamere Sky peró, quel gol è privilegio di chi c’era, come quando segnò da casa sua a Santa Marinella, al volo a Cerveteri, o di testa al Tolfa. Racconterò ai miei nipoti di un pompiere che segna una punizione da 35 metri all’Almas o che fa 50 metri in corsa saltando avversari su un campo di pozzolana dove CR7 avrebbe fatto fatica a fare 4 passi senza cadere. Sarebbero tante le giornate, i nomi da fare, anche gli ultimi arrivati, specie dopo una stagione che ha visto il Casalotti artefice dell’ennesima impresa, ancora una volta. Non si può non fare quello di capitan Grosso, leader in campo fino all’ultimo minuto di gioco, lui che il Casalotti ce lo ha cucito sulla pelle fin da bambino, emblema di una continuità storica che, aldilá dei titoli sportivi,questa società ha dato al Casalotti passato, vestendone i colori (bianco-rosso-verde) e donandogli una nuova vita, anteponendo sempre finché è stato possibile, la passione agli interessi, a differenza di altri. Per tutto ciò va un GRAZIE a tutti quanti.

Ora il Casalotti al momento non c’è più. Del futuro personalmente sappiamo poco. La speranza è che il futuro ci sia, che sia ora o tra qualche anno, che si riparta, anche dal basso, che il Casalotti torni. Come? Con chi? gli interrogativi sono tanti, ma una certezza c’è, che noi ci saremo, li sugli spalti, dietro quel piccolo striscione con su scritto Asd Casalotti, e qui, pronti a raccontarvelo. Certi amori non finiscono…

Area Comunicazione Casalotti

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