Promozione, Girone A – Monti Cimini, Italiano segna a raffica ma non si accontenta: “Voglio dar ancora di più ad una squadra già forte”

Visto che è alle viste il Festival di Sanremo non potevamo evitare di parafrasare il titolo di una canzone che ha fatto la storia della kermesse della musica leggera italiana. Scusate, scusate davvero, ma stavolta era difficile svicolare dal pensiero festivaliero. Nome evangelico e cognome che più nazionalpopolare non si può, Luca Italiano è sbarcato a dicembre alle pendici dei Cimini e certo ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà comunque per la squadra allenata da Daniele Scarfini un’ulteriore spinta nel meccanismo offensivo di un gruppo che fin qui ha prodotto 51 reti in campionato con una media impressionante, praticamente una rete ogni 38 minuti di gioco. Ha saltato la trasferta in casa del Palocco per un’espulsione che, senza prendergli le parti, va considerata una svista arbitrale e le immagini parlano chiaro: riceve da un avversario un colpo sulla nuca a gioco fermo, con l’arbitro di spalle e gli assistenti assenti. Poi, quando il “fischietto” si gira, questi trova il “nostro” a protestare e gli mostra il cartellino rosso. Il football è fatto di episodi, non sempre piacevoli, e a Italiano, che di esperienza sui campi ne ha accumulata e ne ha da vendere, ormai è cresciuto il pelo sullo stomaco a furia di capire come funziona il “sistema”.

Partiamo di calcio vero, e cominciamo dal primo bilancio, dieci gol fra campionato e coppa. Non male per un attaccante sbarcato nel cosiddetto mercato di riparazione. Dovendo tirare una prima somma è quello che si era prefissato quando è arrivato alla Polisportiva Monti Cimini?
«Diciamo che sono soddisfatto di quello che ho fatto anche se non mi accontento mai. Mi ero prefissato di dare una mano a una squadra già forte e spero di riuscirci per il prosieguo della stagione».

Ecco: perché ha scelto la Pmc?
«Beh… Della PMC se ne parlava parecchio quindi ormai sapevo più o meno quali erano le ambizioni della società. E in più ho avuto una buona impressione dai presidenti e dall’allenatore. E poi… Qui c’è la forza del gruppo».

Allenatore, compagni di squadra… qual è il suo rapporto con loro?
«Ho un ottimo rapporto sia con i compagni che con l’allenatore. Penso che la schiettezza sia stato il fattore principale per questo bel rapporto».

Tre gol nelle ultime due gare, almeno due su tre sfruttando la potenza, di piede e di testa. La potenza… è la sua caratteristica principale?
«No, non mi concentro su una caratteristica in particolare. L’importante e che la palla entri in porta (sorride). Non so sinceramente se sia la mia caratteristica migliore, lascio a voi del mestiere giudicare».

Parliamo del ruolo, per lo meno sotto il punto di vista psicologico. C’è stress quando la palla non va dentro la porta degli avversari? O le fa spallucce e dice “andrà meglio la prossima volta”?
«Faccio l’attaccante da sempre, quindi è inevitabile… Il gol per me è vita. Insomma, quando non segno è un problema. Si, dico fra me e me “mi impegnerò al massimo per fare meglio la prossima occasione”. Ma quando la palla non va dentro lo stress c’è sempre».

Se le dico San Benedetto del Tronto cosa le viene in mente? Che esperienza è stata quella con la Sambenedettese?
«San Benedetto ha rappresentato una bellissima esperienza, anche se il modo in cui ci sono arrivato è invece da dimenticare. Purtroppo oggi il calcio è frequentato sempre meno da gente che sa e, purtroppo, sempre più da quaquaraqua».

Italiano, faccia finta di dover scattare una fotografia e di fermare l’immagine più bella della sua carriera. Quale momento le viene in mente?
«Ci sono tanti bei momenti nella mia “carriera”, forse per questo non ne incornicerei uno in particolare».

Le è nato il 24 settembre…
«No, la correggo, il 21 settembre».

Maledette schede tecniche, mai fidarsi di internet. Pensi che volevo farle un domanda in riferimento a due attaccanti nati in quel giorno, Geronimo Barbadillo e Igor Protti…
«Beh, se l’aiuta le dico che sono nato il giorno prima dell’attaccante più forte di tutti i tempi, parlo di Ronaldo, il “fenomeno”… Dunque, diciamo che il mio obiettivo è vincere il più possibile e diciamo pure che ogni anno non ho più “sogni nel cassetto”. Ne ho avuti tanti, ora non ne ho più».

Bravura e fortuna: cosa conta di più nel calcio?
«Sicuramente devi essere bravo o comunque avere delle capacità. Ma senza fortuna si va da nessuna parte. A meno che non ci si chiami Lionel Messi.

Ufficio Stampa PMC

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