ESCLUSIVA Seconda Categoria, Girone F – Boato Rebibbia, mister Cippitelli davanti a tutti: “Primi? Non era pensabile ad inizio stagione. Merito del cuore dei ragazzi…”

Una chiacchierata di spessore, con chi fa calcio solo per caso in Seconda Categoria. Nelle massime categorie regionali spesso e volentieri si scade nell’ovvietà. Il Gianluca Cippitelli che idealmente si consegna in esclusiva a Lazioingol.it mette a nudo tutto il suo tessuto cerebrale, da condottiero vero. Nelle difficoltà tanto quanto nei tempi felici. Felice è il suo ritorno a Rebibbia: la vetta conquistata, un gruppo che lo segue, il sogno di un ritorno repentino in Prima Categoria. La fame è la stessa degli ultimi anni; con qualche capello bianco in più, anche la parte razionale si fa maggiormente largo su quella dell’istinto. Queste le parole dell’ex coach di Alberone e Roma VIII, che non la smette di compattare gruppi, di cementare legami che vanno oltre lo spogliatoio.

Contro il Real Vicovaro non è stato semplice, ma alla fine vi siete aggiudicati l’intera posta in palio. Credi che il fatto che abbiate giocato poco nell’ultimo periodo possa aver influito nel corso del match? “Penso che la pausa possa incidere marginalmente, a livello psicologico forse giocare aiuta a mantenere sempre alta la concentrazione e quello di stare in partita continuamente è un valore assoluto. Il Real Vicovaro, per esempio, ha elementi che non ti consentono una lettura ritardata di una situazione, perché approfittano di quello che gli concedi… Anche se fosse poco!”
La classifica vi vede primi, con una gara in più da giocare rispetto alla prima concorrente, il Gerano. Erano questi i programmi d’inizio stagione? “Il programma era quello di rifondare un gruppo ormai perso. Le retrocessioni segnano ed i ragazzi rimasti erano pochissimi. Non era pensabile che un gruppo interamente nuovo potesse ottenere i risultati del momento, ma bravi i ragazzi a saper creare in poco tempo un gruppo coeso a cui non viene offerto nulla a livello economico, ma che si accontenta di condividere le emozioni sportive con poche persone, ma di cuore”.
Gerano appunto, seconda forza. A poche lunghezze ci sono anche Pro Sette e Marano Equo. Hai incontrato le avversarie, quali di loro ti ha fatto la migliore impressione? “Le squadre elencate mi hanno impressionato favorevolmente tutte, in modi diversi, ma tutte in grado di poter far risultato su qualsiasi campo. A queste vanno aggiunte altre non citate, ma ugualmente ostiche”.
Hai deciso di ripartire dal basso dopo l’esperienza all’Alberone. Un anno fantastico, la vittoria della Prima Categoria. Poi in Promozione qualcosa non ha funzionato. Ci racconti i motivi della rottura coi biancorossi, poi retrocessi a fine campionato? “Alberone parentesi splendida, culminata con la vittoria finale e con un inizio dell’anno successivo caratterizzato dalla separazione del direttore sportivo Petrini dopo solo due mesi dalla società. Ho dato solo seguito al mio principio, quello che il vincolo umano vale più di quello contrattuale, quindi ho seguito Petrini. Questo non toglie nulla al periodo splendido condiviso con quella società e con le persone che la rappresentavano”.
Sei tornato a Rebibbia, ricostruendo un gruppo in grado di puntare alla vetta. Quant’è importante per te legarti con i ragazzi che alleni, che spesso e volentieri ti seguono ovunque ti sposti? “Ho accettato Rebibbia perché qui lavoro, perché qui ho iniziato e perché mi è stato chiesto dal Presidente. Non potevo rifiutare e volevo un contesto tranquillo, diverso dalle richieste arrivate. Potrebbe essere gratificante agli occhi degli altri sapere di essere chiamato solo per salire di categoria, ma per il sottoscritto che vive le stagioni e i rapporti col cuore diventa un problema di salute! (sorride, ndr)
È chiaro che il Rebibbia ha nel mirino il ritorno in Prima. Ci sono i presupposti per aprire un ciclo importante su questa panchina? “Non lo so quindi se continuerò in generale ad allenare e quindi se lo farò qui. Certo mi piace, vorrei per esempio un giorno riuscire a riunire i ragazzi con i quali ho condiviso emozioni positive – molte -, ma anche negative – fortunatamente poche – perché penso che anche quelle, se condivise con le persone giuste, facciano crescere umanamente. Questo potrebbe essere un motivo per il quale vale la pena continuare a urlare. In campo e negli spogliatoi”.

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