Serie D, Girone H – Città di Ciampino, Carnevali a briglia sciolta: “Questa maglia la sento mia”

Basta dare un’occhiata alla sua carriera per capire che pensare di fare un’intervista che ripercorra le sue esperienze in campo è decisamente impossibile, ameno che non si voglia scrivere un libro. Per questo, ma anche per la sua innata tendenza a non prendersi sul serio, la nostra chiacchierata si è subito incanalata su altri binari: in queste pagine vi raccontiamo Tiziano Carnevali nelle sue vesti di capitano del City, modello per i compagni più giovani, genitore, marito, ma anche figlio. In una parola, uomo.

Capitano, con quale spirito ti relazioni con i compagni sapendo di essere il più vecchio del gruppo?

Con i ragazzi il rapporto è semplice, perché io ho l’indole di un ragazzino e parto avvantaggiato! Scherzi a parte, loro hanno tanto rispetto per me, e io cerco di essere di aiuto. Questa è un’esperienza nuova per la società ma in parte anche per me, perché l’ultima volta che ho fatto la D era 7-8 anni fa a Guidonia, quindi la stiamo affrontando tutti insieme.

Dopo tanti anni dove trovi gli stimoli per continuare?

Quando sono sceso di categoria, anni fa, ho deciso di farlo nella stessa maniera in cui avrei fatto il professionismo. La voglia di allenarmi e di giocare che ancora ho a quasi 39 anni mi aiutano tanto, perché una cosa è certa: quando non avrò più voglia, sarò io a farmi da parte.

Anche perché il City ormai è casa tua.

Casa nostra, direi. Io, Citro e Martinelli siamo arrivati qui in Promozione, abbiamo vinto due campionati e questa maglietta la sentiamo nostra: abbiamo dato tanto, e la società ha dato tanto a noi, ed è giusto che la ripaghiamo nel migliore dei modi.

Quest’anno sei già a quota 2 reti. Ti emozioni ancora fare gol?

Dico la verità, non me ne frega niente. Sono contento quando si vince, sorrido quando sono io a segnare, ma preferisco di gran lunga fare un assist, mettere una buona palla su corner o su punizione e mandare in rete un compagno. Quest’anno ci sono riuscito con Pralini, Trani, Macciocca… Mi mancano Martinelli e Citro, ma per far fare gol a loro ce ne vuole eh!

Visto che hai nominato Martinelli, concretizzo anche io questo assist: mi ha suggerito di chiederti come gestisci la tua alimentazione da atleta, tu cosa rispondi?

Eh, vario dalle ostriche del mio vicino, agli arrosticini, alle bruschette… So che non è corretto, ma sotto quel punto di vista ho raggiunto una maturità tale che quello che mangio non incide sulla mia prestazione in campo. Non suggerirei mai a qualcuno questo tipo di alimentazione, sia chiaro, ma io sono un caso a parte (ride)! E poi, Stefano è fissato, non fa testo!

Ma lui punta tutto sulla corsa…

Infatti, io non ho mai corso in vita mia, quindi non può di certo pretendere che io mi adegui alla sua alimentazione!

Tornando seri, se ripensi ai tanti anni passati sui campi da calcio qual è il ricordo più bello che ti porti dentro?

I 4 anni vissuti a Nocera: sono arrivato a 19 anni e lì sono diventato giocatore ma soprattutto uomo. Era un altro calcio, una serie C vera, sono rimasto molto legato all’ambiente ed ancora oggi ho tanti amici.

E quello più brutto?

Sicuramente la gara Avellino – Napoli in cui morì Sergio Ercolano, nel 2003. Non si può morire per una partita di calcio, e assistere dal vivo a quella tragedia mi ha profondamente toccato.

Se tornassi indietro rifaresti il calciatore?

Sì, perché fin da bambino è sempre stato il mio sogno. Mio padre era bravino ma ha sempre dovuto lavorare, forse anche per questo mi ha lasciato fare, ed io oggi farei lo stesso con mio figlio. Lui è ancora piccolo, gioca per divertirsi ed è giusto così: ha un buon piede, ma corre poco… Chissà da chi avrà ripreso! In realtà ha già scelto la sua strada: vuole diventare cuoco e aprire un ristorante in Inghilterra! Per me l’importante è che non tralasci lo studio, cosa che invece ho fatto io. Su questa cosa non transigo, e mentre con la piccola non ho problemi perché è bravissima, con lui bisogna essere un po’ più duri.

Quanto è difficile per una donna sposare un calciatore?

Credo parecchio. Io e mia moglie stiamo insieme da quando avevamo 15 anni, lei mi è stata sempre accanto e non le è mai interessato il fatto che giocassi a calcio. La domenica preferiva stare a casa, ma per me è stata veramente fondamentale, anche perché se non ci fosse stata lei avrei speso tutto quello che ho guadagnato!

E i tuoi genitori?

Loro hanno un’enoteca a piazza Bologna, hanno fatto tanti sacrifici per portarmi agli allenamenti già dai tempi della Roma, accompagnandomi a Trigoria ogni giorno praticamente per 10 anni. Spero di averli ripagati almeno in parte con quello che ho fatto.

Tornando al Carnevali giocatore, un tuo pregio e un tuo limite.

La caratteristica migliore è che vivo la partita con tranquillità, e non con l’assillo della vittoria: penso a far bene, senza eccessive ansie, e credo che questa sia la mia forza. Il mio difetto maggiore è che corro poco, ed è sempre stato così. Sono talmente bravo e tatticamente intelligente che probabilmente sopperisco, ma se avessi avuto la corsa di un Martinelli sarei stato di un altro livello! (ride)

Quindi non ti offendi quando ti dicono che sei un avversario fastidioso perché sei lento…

Visto che Stefano mi ha tirato in ballo facendo lo spiritoso, ti racconto un aneddoto: lui non vuole mai fare l’uno contro uno con me perché dice che vado piano, rallento, sposto la palla e lui rischia di farsi male, quindi mi ha fatto promettere che il giorno in cui deciderò di smettere di giocare glielo comunicherò in modo che potrà spaccarmi tutto.

Cosa farai quando smetterai?

Diventerò una botte, più grosso del nostro direttore Moroncelli… E scrivilo! Scherzi a parte, penso che sarò sempre uguale ma con parecchi chili in più…

Ti ci vedi nei panni dell’allenatore?

Quando giochi da tanti anni l’esperienza ti porta a voler insegnare qualcosa. Per ora mi diverto con i bambini, e nel frattempo rubo con gli occhi da mister Santoni, che è molto preparato (scrivilo, almeno è contento e mi fa giocare….).

Voi due in passato avete avuto modo di incontrarvi in campo come avversari. Com’era il Santoni giocatore?

Forte, tanto: calcio, colpo di testa, gran piede, era uno che in mezzo al campo si faceva sentire e rispettare, una volta mi ha perfino rotto lo scafoide! Poi mi ha chiamato per scusarsi, e siamo diventati amici. Come allenatore è molto preparato, lavoriamo con un’intensità pazzesca e ogni allenamento propone una cosa diversa, quindi non ci si annoia mai, anche se c’è Peppe (Porcella, ndr) che ci fa correre… Bisogna sottolineare anche questo, perché lui è uno dei pochi che ancora ci riesce, e ce ne vuole!

Il giocatore con cui hai giocato che ti ha impressionato di più?

Giovanni Stroppa. Ricordo un giorno in ritiro in cui prima della Coppa Intercontinentale tra Boca Juniors e Milan trasmettevano un servizio sulle finali vinte dal Milan, in una delle quali segnò proprio Stroppa… Io lo avevo accanto e lo vedevo in tv, era una sensazione stranissima! Siamo rimasti molto amici, è un uomo di un’immensa umiltà.

E l’avversario che ti ha messo più in difficoltà?

Enrico Citro, perché anche se gioca con me non riesco mai a capire cosa fa in mezzo al campo! Scherzi a parte, è un trottolino ma lo considero un vero amico.

Esiste l’amicizia nel calcio?

Se è vera, esiste e dura nel tempo. Ancora oggi con molti dei ragazzi con cui abbiamo vinto il campionato al Futbol manteniamo un rapporto molto stretto: Scerrati, Sfanò, Giordano e molti altri, appena c’è l’opportunità stiamo insieme con le rispettive famiglie.

In conclusione, una parola sul presidente Cececotto…

Mi ha accolto tre anni fa nonostante lo scetticismo generale e quello del figlio, che pensava avessi “la panza”. Spero e credo di aver ripagato la sua fiducia in campo, perché lui con me è sempre stato schietto, sincero e rispettoso in tutti gli impegni che ha preso. Ha un carattere strano, ma ci difenderebbe contro tutti, e non è un caso che anche i giocatori che sono andati via hanno un’ottima opinione di lui.

Ufficio Stampa Città di Ciampino

 

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