Serie D, Girone G – Rieti, il sassarese Scotto al match del cuore: “Torres? Penso alla mia squadra. Non siamo i favoriti per il campionato”

Non può che essere una data (e una partita) segnata sul calendario sin dall’estate, ma Luigi Scotto pensa soltanto alla sua squadra, quella che domenica ha condotto alla vittoria (5-1) sull’Ostiamare con una sontuosa prestazione condita da due reti. Torres-Rieti, domenica in un “Vanni Sanna” deserto (purtroppo diventata una consuetudine), sarà per gli amaranto-celesti dei sardi una nuova tappa fondamentale per avvicinare la vetta.

“Non ho mai visto nessuna squadra vincere o perdere il campionato dopo 6 partite – attacca Scotto – E’ vero che il Rieti sia una squadra forte, ma è anche un gruppo nuovo da amalgamare e che deve lottare ogni settimana per mettere la testa davanti a tutti in questo campionato”.

A Lanusei Scotto era stato duro con sé stesso e con il gruppo. “E’ vero, anche se perdemmo una partita strana, che poteva girare a nostro favore se avessi fatto gol subito e che è cambiata quando abbiamo subito la rete per una marcatura preventiva sbagliata. Nella ripresa ci poteva stare qualche rigore per noi, ma non mi piace parlare di arbitri, domenica contro l’Ostiamare siamo ripartiti forte e non vogliamo fermarci”.

La gara dello “Scopigno” ha detto che “se giochiamo come sappiamo e possiamo è dura superarci – continua il sassarese – Parlare di Rieti super favorito mi pare eccessivo, qua non ci sono i milioni, bensì tanti buoni giocatori affamati e una squadra giovane, perché i più “anziani” siamo io (classe 1990 ndr) e Bianchi (1987 ndr)”.

Dopo l’avventura con la Torres, fatta di emozioni forti e grosse delusioni, il progetto Rieti rappresenta “il tentativo di riconquistare il professionismo con un progetto serio – spiega la punta – L’anno scorso è stato disastroso dal punto di vista economico, quest’anno ho cercato stabilità, credo che Rieti sia la piazza giusta per fare calcio, ci sono tre amici dalla scorsa stagione (i sardi Masala e Bianchi, il toscano ex Torres Biondi ndr) e un gruppo quasi del tutto nuovo, perché solo in tre giocavano nel Rieti l’anno scorso”.

Tornando alla sfida contro la Torres, il turbinio di sensazioni variegate traspare dal tono di voce che cambia. “Giocare al Vanni Sanna dopo averci militato in mezzo a tante difficoltà suscita tante emozioni – racconta – Io ho la consapevolezza di avere fatto, assieme ai miei compagni, qualcosa di grande viste le condizioni in cui versavamo. Domenica penserò solo al Rieti, alla mia squadra attuale, e a tre punti che sono fondamentali”.

Quando si è chiusa la porta della Torres, per te e i tuoi vecchi compagni? “All’inizio è stata durissima pensare di dover cambiare nuovamente, abbiamo sperato che le cose potessero sistemarsi, poi però ognuno ha dovuto ragionare con la testa più che col cuore. Fa malissimo vedere la Torres in queste condizioni, la squadra non è disastrosa a livello di calciatori, però è chiaro che lavorare in certi contesti risulta complicato”.

E se domenica si potesse infierire sulla Torres, vista la superiorità (sempre sulla carta, è bene ribadirlo) del Rieti? “Intanto non diamo per scontato nulla – frena Scotto – Il calcio è strano, mi ricordo del San Cesareo dell’anno scorso (la Torres perse due punti pesanti nella corsa alla promozione ndr), quindi dovremo avere gli occhi aperti e sono sicuro che il Rieti non andrà a Sassari con la mentalità di chi intende passeggiare. Non è la Torres dell’anno scorso, ma merita rispetto”.

E chissà che avere di fronte una creatura di chi tanto male ha fatto alla Torres non aiuti Scotto a tirare fuori ancora più rabbia. “A prescindere da chi ho davanti, devo sempre dare tutto per la maglia che indosso, è quello che ho sempre fatto. Detto ciò, sicuramente dall’altra parte ci sono persone che hanno giudicato me e altri senza nemmeno conoscere, e questo ci ha fatto molto male. Non avere il pubblico fa perdere tanta magia a Sassari e alla Torres, un club che mi mette i brividi anche solo a parlarne”.

Il ritorno alla scorsa stagione è automatico. “Sono partito con 500 spettatori contro il Cynthia e siamo arrivati al pienone contro l’Olbia, basta questo per spiegare quello che è stato fatto da un gruppo di uomini prima che calciatori. La speranza che in futuro possa ricrearsi quella magia esiste, perché la Torres non è un gioco, ma è la storia della Sardegna”.

La chiusura è per Alessandro Masala, compagno alla Torres come al Rieti, figlioccio calcistico di papà Scotto. “Lui è un giovane (classe 1996 ndr) ma con la mentalità matura per stare a certi livelli. Si è calato nella nuova realtà con grande fame e serietà, gli auguro il meglio perché merita tanto. Ha ottime qualità tecniche, può crescere e lo sta facendo giorno dopo giorno”.

Fabio Frongia – Sardegnasport.com

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