L’APPELLO DI ZARELLI – Gara sospesa per rissa in tribuna: “Le scuse della Pol. Monti Cimini servano d’esempio”

«La stagione sportiva è appena incominciata, e, purtroppo, si devono registrare già alcuni gravi disordini avvenuti in occasione di una gara di calcio, disputata a Vignanello». Inizia così una lettera aperta che il presidente del Comitato Regionale Lazio della Lnd, Melchiorre Zarelli, ha pubblicato sul Comunicato Ufficiale del Comitato stesso. Uno scritto che racchiude dentro di se delusione, tristezza ma anche speranza che i brutti fatti capitati sabato scorso a Vignanello (gara del campionato Juniores B sospesa per rissa in tribuna, in cui sono stati coinvolti anche i calciatori) e che domani sarà oggetto delle decisioni del giudice sportivo, che probabilmente userà la mano pesante, dando incontro perso ad entrambe.

Con la sua lettera aperta, Zarelli ha inteso rilanciare anche una lettera di “scuse” che la Polisportiva Cimini ha scritto allo stesso Comitato Regionale Lazio, all’Aia e alla società Atletico Fiumicino, la “controparte” nella rissa di sabato scorso. «Siamo appena alla prima giornata del Campionato Juniores Regionale – ha sottolineato Zarelli – e quello che più fa male è constatare che tali episodi di violenza consumati sulle tribune, sono “esplosi” in modo incontrollato tra i genitori presenti, e non trovano alcuna giustificazione. Il risultato acquisito fino a quel momento era del tutto modificabile, trattandosi della prima giornata gli animi di tutti avrebbero dovuto essere sereni, la gara era da interpretare come un momento gioioso per festeggiare il ritorno al “calcio giocato” dei giovani della Juniores».

«Mi sono chiesto – si è poi interrogato il numero uno del calcio laziale – cos’altro può fare il Comitato Regionale per invitare ancora una volta i calciatori, i genitori, i familiari e i sostenitori in genere, a mantenere sempre e comunque un corretto comportamento in linea con i principi dello sport, ma, soprattutto, in linea con una educata e civile convivenza sociale? La risposta l’ho trovata nel ritenere utile condividere con tutti gli sportivi del Lazio, la lettera che la dirigenza della Polisportiva Monti Cimini, squadra coinvolta nei disordini, ha ritenuto doveroso inviarmi dopo un’attenta riflessione su questo brutto episodio sopra accennato. Mi auguro che questo scritto serva da riflessione per quanti amano il nostro sport, e che ne facciano tesoro in futuro, adoperandosi personalmente e facendosi promotori verso gli altri, affinché tali eventi negativi non si verifichino più.

Ecco, dunque, il testo della lettera inviata dai dirigenti della Polisportiva Monti Cimini:

Chiediamo scusa. Senza se e senza ma.
Pensi sempre che certe disavventure possano accadere agli altri, le leggi sulle pagine d’un giornale, le commenti in famiglia o con un amico e spesso dici pure “chissà come mi sarei comportato”. Ecco, stavolta la disavventura è capitata a casa tua e il protagonista negativo sei tu. Non puoi farci nulla, è bastato un gesto provocatorio in campo, una parola sgarbata sugli spalti ed è cominciata la cagnara. E tu stai in mezzo, non puoi tornare indietro ma devi difenderti: da quell’iniziale gesto provocatorio, dalla conseguente frase sgarbata, da quel che ne consegue. Che è una zuffa fra genitori, innescata sugli spalti di uno stadio di provincia, quando è da poco passata l’ora di gioco di una partita perfino bella da osservare.
Volano parole pesanti e schiaffi, minacce, urla, poi sopraggiungono su chiamata perfino le forze dell’ordine che parlano, tentano una conciliazione, forse riescono pure a portarla a termine la pacificazione, mentre gi animi cominciano a calmarsi, pure se restano gli sguardi in cagnesco.
Non è certo un bell’esempio per i ragazzi in campo, attori protagonisti d’una partita del campionato regionale degli juniores. Non è esempio per gli occhi grandi d’un paio di bambini che sono venuti a veder giocare un fratello o un cugino, né sono immagini da memorizzare per le fidanzatine di chi sta correndo dietro a un pallone.
Ecco, il pallone. Tutto nasce da qualche incomprensione in campo fra ragazzi che sognano a occhi aperti un futuro da campioni anche se già sanno che le statistiche porteranno al proscenio del calcio solo un ragazzo su trentacinquemila, e mica tutti giocheranno in serie A. Così a diciotto anni cominci a essere consapevole che stai crescendo più come uomo che come atleta.
Anche se i sogni restano intatti e la fantasia di agganciare un passaggio filtrante di Cristiano Ronaldo pronto a mandare in gol perfino il meno capace a tira due calci a un pallone lo si continua a fantasticare a occhi aperti. Pure a quaranta, cinquant’anni, l’età di quelle persone che sugli spalti del “Comunale” di Vignanello non se le sono certo mandate a dire dopo l’espulsione d’un tesserato della formazione ospite. Persone con storie diverse ma con problemi simili, le bollette da pagare, lo scaldabagno che si rompe, le gabelle da versare e un familiare che non se la passa tanto bene. Tutte uguali le storie delle famiglie italiane.
Ma poi, quando tutto è finito e arriva la quiete dopo la tempesta, ripensi a quanto è stato inutilmente cretino quel creare scompiglio inaudito, che porta in dote rabbia, dispiacere e qualche paio d’occhiali rotti, forse qualche livido. Ma il dolore più grande è quello dell’anima, e s’aggiunge in maniera triste e sconvolgente il rendersi conto di aver fatto una figura pietosa davanti ai propri figli. Che dal campo guardano attoniti gli spalti, trasformati in un ring, roba che neanche alla Playstation si riesce a creare un’immagine così distorta, ai margini d’un campo di calcio.
C’è un vecchio detto romanesco che recita pressappoco così “l’attimo dello scemo prima o poi passa per tutti”. Il “dramma” arriva quando quel momento lo passano in simultanea più persone e quella coincidenza cagiona una giornata da cancellare, ma non da dimenticare. Perché se è vero che sugli errori si cresce e che s’è memorizzato ogni frammento di quei minuti sciagurati vissuti come un incubo, adesso si può migliorare.
Si, è vero. Resta lo squarcio interiore, e la fitta al cuore d’aver dimostrato ai nostri figli che come educatori, almeno per un giorno, abbiamo fallito il nostro compito. “Verba volant, scripta manent” tradotta letteralmente, significa le parole volano, gli scritti rimangono. Ecco, aiutandoci l’un con l’altro si può pensare che le male parole potranno andar via a breve con un colpo di vento, come le foglie secche. E con loro gli sputi, gli schiaffi, i pugni.
Forse si può fare in modo che questo scritto possa invece restare fisso nella mente di chi s’è reso protagonista negativo d’un sabato da villaggio trasformato in un sabato da villani. E che magari diventi un messaggio di pace, di scuse nei confronti degli antagonisti di giornata, del direttore di gara, dei ragazzi in campo, delle istituzioni del calcio. Soprattutto, che diventi un segnale di civiltà, quella che in un ventoso pomeriggio vignanellese è mancata a tutti.
Nessuno escluso.
La Dirigenza della Pol. Monti Cimini 

 

Ilmessaggero.it

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