LAZIALI D’ESPORTAZIONE – Mendicino, Robur et fides: “Devo tanto alla Lazio, ma sono stato mal gestito. A Siena per la consacrazione!”

Sono tanti i ragazzi della nostra regione sparsi per l’Italia e all’estero. Laziali d’esportazione, nuovissima rubrica di Lazioingol.it, punta a riavvicinarli idealmente a casa, indagando circa le nuove abitudini, i nuovi usi e costumi. Il nuovo modo d’intendere e di vedere il football, lontano dal rassicurante focolare domestico.

Sotto la lente d’ingrandimento, in questa puntata, una vecchia conoscenza della Primavera dell’Aquila, Ettore Mendicino. Animo cosmopolita, vivere la nostra regione è diventato pressoché un ricordo per l’attaccante 26enne. Il professionismo l’ha portato lontano da casa, alla ricerca di gratificazione. Magari attraverso sentieri impervi ed imprevedibili, faticosi da battere. Da Crotone a Siena, sempre tenendo presente l’obiettivo, proiettato al domani. Perché ciò che conta, è sempre e soltanto quello che sarà. Se lo dice lui, in esclusiva al portale Lazioingol.it, c’è da credergli.

Tanto per cominciare, come va lontano da casa? Sarai abituato ormai a girovagare lontano dalla Capitale e forse è anche bello così… Ma un po’ di nostalgia? “Tutto bene, ormai ho abbracciato questa vita. La prima esperienza lontano da Roma l’ho avuta a 19 anni, a Crotone e se non sbaglio quella in corso è l’ottava stagione tra i pro. Ormai sono abituato a girovagare per il Belpaese, ho avuto tante esperienze che hanno contribuito a formarmi parecchio, più dell’età che ho, sia come uomo che come calciatore. A dispetto dei miei 26 anni, infatti, vengo il più delle volte visto come un giocatore molto esperto. Nostalgia di casa, però, direi di no. Ho avuto modo di calcare tante belle piazze, mi porto dietro tante belle esperienze”.
 
Siena, quindi Arezzo. Questa stagione di nuovo a Siena. Oltre al fatto che hai un contratto con i bianconeri – dettaglio non trascurabile – cosa ti ha spinto in estate a tornare nella città del Palio? “È il secondo anno qui, inframezzato dall’esperienza all’Arezzo, che reputo una delle più negative vissute fino ad oggi. A dir la verità non ne conto molte, al massimo 3. Con la maglia amaranto è stata una parentesi no sia dal punto di vista personale, sia a livello di squadra, perché i risultati sono mancati. L’anno passato, tra i miei problemi fisici, quelli avuti a Siena di carattere societario e le vicissitudini di Arezzo, posso catalogarlo come un anno complicato. Sono tornato a Siena per via del contratto in essere, ma anche molto carico. C’è stato il passaggio di società ed è stato presentato un progetto molto serio ed ambizioso, quello che si sperava ci fosse anche la passata stagione, ma che dopo 3-4 mesi si è spento. Ho trovato persone con cui avevo già lavorato, vedi il ds Dolci ed il mister Colella, ed è stato molto piacevole riprendere a lavorare con persone che già stimavo. In più ho conosciuto la nuova proprietà, il direttore generale ed abbiamo deciso di andare avanti insieme. Sono molto contento di questo”.
 
Poco più di una stagione fa, peraltro, sei riuscito a ‘liberarti’ dalla Lazio. L’esser uscito da un vivaio così importante, le prime presenze, quindi i prestiti – col senno di poi – sono state più un bonus o un peso per la tua consacrazione? “Già, è passato giusto un anno. È chiaro che alla Lazio devo tanto. Mi ha regalato grandi emozioni. Indossare e crescere con la maglia biancoceleste, avere l’opportunità di presentarmi al calcio ed esordire in Serie A, conquistare le Nazionali giovanili, fino ad arrivare all’Under 21. Personalmente devo dire grazie  a questi colori, a questo nome. È pur vero, però, che in questi anni probabilmente non sono stato molto ripagato dei miei sforzi, della mia professionalità, delle mie prestazioni. Mi sono sentito un po’ abbandonato nei primi anni, quando ero visto come un ragazzo promettente. Mi rendo conto adesso che probabilmente non sono stato seguito ed indirizzato come un giovane calciatore appena maggiorenne avrebbe meritato. A quell’età neanche ti rendi conto dell’importanza di avere un’identità tecnico-tattica. Nei vari prestiti non era perfino ben chiaro se fossi un attaccante o un esterno. Peraltro i prestiti con cui venivo girato non erano regolati neanche da accordi definiti. Mi sono sentito un po’ trascurato. Questo pensiero lo condivido con tanti ragazzi. Basti vedere purtroppo i giovani usciti dal settore giovanile della Lazio oggi: sono veramente pochi quelli che si affacciano in Serie A, rispetto ad altre realtà nostrane, che invece hanno sfornato prospetti importanti per la massima serie. Un bonus o un peso uscire da un vivaio di questo blasone? Non te lo saprei dire. Un po’ di rabbia per tante scelte sbagliate c’è in me, per questo mi verrebbe da dire un peso. Però è anche vero che in tante occasioni la Lazio mi ha aiutato. Di certo non mi è stato regalato nulla. Ciò che ho fatto l’ho ricevuto per meriti miei, nelle giovanili ed In Primavera feci davvero grandi numeri”.
 
L’avvio al piccolo Franchi non è stato dei migliori, ma pian piano iniziano ad intravedersi i primi bagliori di luce. Qual è l’obiettivo richiesto dalla società? “Sicuramente speravamo anche noi in qualcosa di più, ma l’avvio soft ce lo potevamo aspettare, dato che abbiamo iniziato tardissimo a causa delle vicende societarie. È stato tutto rinnovato, dalla rosa alla presidentessa. Per quanto concerne i gocatori, siamo rimasti in 3 rispetto alla passata gestione. Non è mai semplice trovare i giusti meccanismi ed amalgamarci in poco tempo. Ultimamente la squadra sta tirando fuori qualcosa di più ed è questo quello che ci auspichiamo. Dobbiamo continuare il percorso di crescita intrapreso e cogliere più avanti i frutti del sacrificio attuale. Gli obiettivi della società sono chiaramente a medio-lungo termine. Essendo un progetto nuovo, non si può pretendere tutto e subito. Non è un traguardo dichiarato, ma va da sè che con l’allargamento dei play-off un pensierino ce lo abbiamo fatto, noi come tante altre compagini”.
 
Il girone è di quelli tosti. Incontrerai anche diverse formazioni laziali. Contatti, chiacchierate, offerte? Qualcosa di concreto con loro, negli ultimi tempi, c’è mai stato? Ti sei già fatto un’idea riguardo la forza di Viterbese, Racing Roma e Lupa Roma? “Quest’anno c’è stata una suddivisione particolare, sinceramente non conosco la reale forza di queste squadre. In realtà no, mai avuti contatti. Ho amici che giocano nella Viterbese e nella Lupa Roma. I gialloblù sono società diretta da persone competenti che fanno calcio da tanti anni ed infatti ha cominciato bene, facendo intravedere cose positive. La Lupa Roma invece è ormai una realtà consolidata di Lega Pro, sicuramente già conosce questo campionato”.
 
 
I fatti dicono che la Lega Pro è la tua categoria. Eppure solo due stagioni fa conquistavi la B a Salerno, quasi da capopopolo, con la promessa – non mantenuta – di un prolungamento. Hai smesso di crederci, nella cadetteria? “Stai dicendo il vero, i fatti dicono questo. Purtroppo io dico sempre che la Lega Pro, per assurdo, è molto più difficile della Serie B, per determinati giocatori. La Lega Pro è un campionato dai ritmi veramente elevati, si gioca poco a calcio e la qualità scarseggia. Quindi talvolta è anche più difficile emergere, specie per un giocatore di movimento come me, che spesso e volentieri trae beneficio dal gioco della squadra. Detto questo, non sono ancora riuscito ad emergere realmente per quelle che erano le aspettative. Me ne assumo la responsabilità, ma ripeto non sono stato certamente aiutato da chi aveva il compito ed il dovere di gestirmi e farmi crescere. Forse nei momenti in cui sono cresciuto maggiormente mi sono state tarpate le ali, vedi l’anno promozione conquistata a Salerno. Si trattava di un progetto dov’ero stato mandato apposta, anzi obbligato e mi  è pesato enormemente il fatto di non aver avuto la possibilità di esprimermi in un campionato diverso, meritato sul campo. La Lega Pro è poco seguita, contano solo numeri e tabellini ed i numeri non sono dalla mia parte. Non sono una macchina da gol, lavoro per emergere attraverso i numeri, ma sono un attaccante che sa giocare a calcio e che lavora per la squadra. Mi auguro che il mio tipo di calcio possa essere apprezzato e possa servire al Siena per il suo progetto a medio-lungo termine. È questo il mio obiettivo, sono contentissimo di far parte di un ambiente serio e sano, di vivere in una città splendida e di giocare per una tifoseria carica. Non sono frasi fatte, credimi, c’è tutto per poter far bene. Mi auguro che il prosieguo della mia carriera a Siena possa regalarmi quelle soddisfazioni che con la Lazio non sono arrivate. A 26 anni vedo tanta strada dinanzi a me, lavoro per togliermi soddisfazioni. Sono un attaccante, so benissimo che basta poco per la consacrazione”.

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