L’OPINIONE DI – Fabrizio Liberti, oltre i mister con la valigietta: “Procuratori finti, genitori che pagano, prestazioni sessuali richieste. In Italia calcio malato, potrei andarmene””

“È inutile studiare, fare corsi o avere un passato da calciatore per fare l’allenatore, conta di più cercarsi uno sponsor”. Una denuncia presa alla leggera. Tre anni fa, forse più, Fabrizio Liberti era dello stesso avviso di oggi. Nulla è cambiato, in meglio. A chi addossare le colpe? È un sistema malato, che va rivisto e ribaltato dal di dentro. L’ex calciatore di Aprilia e Guidonia ci sta provando con tutte le sue forze. E, peraltro, sta avendo anche un discreto seguito. Intanto, da allenatore di comprovata affidabilità qual è, sta attendendo di abbracciare un progetto serio. Per parlare di tutto ciò e sviscerare appieno l’argomento, la redazione di Lazioingol.it lo ha contattato in esclusiva.

 

Partiamo dal passato più recente. La scorsa stagione l’esperienza ad Artena è durata poco, nonostante un gruppo che la seguiva. Cos’è andato storto? “Quando sono arrivato ad Artena, la squadra stava a pezzi moralmente e fisicamente. Parlai con la società dopo i test fisici e dissi loro che la situazione era preoccupante. Se avessimo dovuto caricare la squadra, avremmo potuto avere problemi all’inizio, ma poi l’ultimo mese sarebbe volata. Sono successe tante cose, la società ha voluto cambiare di nuovo, nonostante mi avesse dato carta bianca sul lavoro. Mi fermo qui perché sono uno diretto e non vorrei fare polemica, tutti mi hanno detto qualcosa, ma poi alla fine si sono rimangiati tutto con i fatti”.

 
Quella rimane la sua ultima esperienza in panchina. In estate suppongo ci siano stati contatti, ma… “Devo dire che di contatti ce ne sono stati, ma senza un progetto valido. Ho preferito stare fermo”. 
 
Arriviamo al giorno in cui è esploso. Non ce l’ha fatta più, ha denunciato il modus operandi che tutti gli addetti ai lavori conoscono. Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare l’ormai famoso slogan “Io non porto lo sponsor”? “La cosiddetta goccia che ha fatto traboccare il vaso è semplice da individuare: una società mi ha chiesto i soldi per una panchina, io mi sono fatto due risate. Non denuncio solo il fatto degli allenatori con la valigetta, ma un sistema sbagliato in tutto e per tutto. Abusivi, procuratori finti, direttori sportivi improvvisati, genitori che pagano per veder giocare il figlio oppure personaggi loschi che chiedono prestazioni sessuali a mamme carine. Di tutto e di più… Siamo un esempio sbagliato, il nostro calcio è malato”.
 
Come è noto, ha avuto un grande seguito. Questo le dà forza nel percorrere le proprie idee? “Andrò avanti fino alla fine, rischiando anche qualcosa. Chi mi conosce sa che non ho peli sulla lingua, sono un uomo e lo faccio per i nostri figli, per i vostri figli. A breve ci saranno delle iniziative importanti, creerò un movimento trasversale con l’aiuto di Alfonso Morrone, dove l’etica sarà da padrona”.

Nel frattempo, qualche offerta concreta le è arrivata? “Sono arrivate delle offerte importanti che sto valutando, anche dall’estero. Mi è arrivata una chiamata importante per andare a lavorare per una società di un certo blasone in Canada. Non ti nego che ci sto davvero pensando, perché in Italia non c’è più educazione al professionismo. Non dò nulla per scontato, ci sto pensando sù, sarebbe una scelta importante, di vita”.

 
Per chiudere, passiamo al calcio giocato. Mi saprebbe indicare un’outsider che potrà battagliare con l’Sff Atletico per la vetta del girone A? E nel B, da chi dobbiamo attenderci una grande stagione? “Nel girone A credo che la Valle del Tevere potrebbe dar fastidio alla corazzata di Scudieri. Nell’altro raggruppamento, invece, penso che alla fine arriverà il Cassino. Sono felicissimo per Sasà Cangiano, per quello che sta facendo a Colleferro. Si vede la competenza dell’allenatore, di un bravissimo allenatore stipendiato e competente. Un incompetente che porta soldi per allenare alla fine fa molti danni”.

 

 

 

 

 

 

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