Promozione, Girone C – All’Ariola palla c’è, palla non c’è. Toro Di Lillo: “Cavese, hai carisma! Voglio chiudere da protagonista”

Il peso di un passato fatto di tante vittorie. Qualche caduta, qualche incomprensione. Ma le soddisfazioni sono molte di più. Ha girato per tutta la regione, regalando sorrisi e trionfi ai tifosi che dagli spalti lo acclamavano. Ha assaggiato il professionismo. È stato l’incubo dei terzini avversari per buona parte della sua carriera. Con il passare degli anni ha accentrato il suo raggio d’azione, lo ha ridotto e spostato più verso la porta. Amante dell’assist prezioso ed impossibile. Della giocata utile, mai fine a sé stessa. Le gocce di sudore da versare sui rettangoli di gioco volgono quasi al termine. Lo dice da anni, probabilmente questa volta sarà così. Forse. Con un particolare ben impresso nella mente. Chiudere a Cave, la piazza che tanto lo ha amato. Chiudere con un campionato vinto. Facciamo due. Chiudere al fianco degli amici di tante battaglie, chiudere diretto da Fabrizio Antonini, un fratello. Tiziano Di Lillo, il Toro ci ha raggiunto per una chiacchierata a briglia sciolta. La redazione di Lazioingol.it ha avuto il piacere di accoglierlo in esclusiva.

Ogni volta sembra che sia l’ultima. Invece non smetti mai di stupire. Altra firma, ti sei regalato un’altra annata a Cave. Da protagonista? “È vero, avevo pensato di smettere, ma avevo fatto una promessa a Giacchè che devo mantenere. E poi amo questa piazza e questo paese e loro vogliono bene a me. Chiudere da protagonista, certo, altrimenti sarei rimasto a casa. Nella mia carriera sono stato sempre protagonista, in positivo per fortuna”.
 
Il Papero Antonini ha veramente una macchina oliata nei minimi particolari. L’ultima Promozione che hai messo in bacheca risale all’annata a La Rustica. in base alla tua esperienza, questa squadra è più forte di quella? “Non è paragonabile, la squadra in cui mi trovo oggi è altra roba. Alla Superiride vincemmo con entusiasmo e cuore, eravamo partiti per salvarci. Questa invece è una squadra fantastica, giocatori di altre categorie. Matozzo, Pedrocchi, Giacché… Giocatori da platee differenti. Secondo me davvero una grossa squadra”.
 
Nero su bianco, ok. Ora però è tempo di esordire… Sei già in forma campionato? “Ancora non sono pronto, purtroppo il fisico è stato da sempre il mio tallone d’Achille. Ho saltato quasi tutta la preparazione, ci vorrà tempo, ma ho giurato di mostrare il Toro di anni fa a Cave e ci riuscirò. Sarò il valore aggiunto di questa squadra, quando starò bene penso che sarà dura per tutti, senza essere preauntuoso”.
 
Sermoneta, Falasche e La Rustica. Queste sono le altre squadre a voi appaiate a 9 punti. Quale di queste formazioni potrà infastidirvi? “Girone duro, il più duro. Sermoneta, La Rustica e Nuova Florida sono toste e sono grosse squadre, vedremo chi sarà più bravo a superare i momenti difficili. I campionati si vincono superando – senza danni – i momenti più complicati, che per forza di cose durante la stagione si presenteranno. Credo che la mia squadra abbia il carattere ed il carisma giusto per affrontarli”.
 
Hai vinto tanto, hai fatto bene ovunque. Sei stato uno degli interpreti più forti del nostro calcio. Qual è l’ultimo obiettivo che ti sei prefissato per quest’ultimo anno di calcio giocato? “Grazie, è un piacere sentirlo dire da un avversario ed ex compagno. Penso di aver fatto bene ovunque, avrei potuto fare di più, fare calcio che conta. Ma va bene così, ho vinto 6 campionati, penso di aver dato tanto al calcio laziale. Ho due sogni, giunto in questo momento della carriera. Chiudere portando la Cavese in Eccellenza e diventare allenatore, per arrivare dove la mia testa matta e la sfortuna non mi hanno permesso di arrivare. I sogni possono esser realizzati, se si vuole. O almeno lo spero. Penso di meritarmelo, ho dato la vita per questo sport”.

 

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