ESCLUSIVA Promozione, Girone C – Cavese boom, Matozzo da leader: “Non ci nascondiamo, qui per vincere”

Il Nettuno è stato rispedito a casa con 4 gol sul groppone. Il biglietto da visita all’Ariola è stato di quelli esaltanti. La Cavese si è ripresentata alla grande nel secondo campionato regionale, con un obiettivo ben centrato nella memoria: vincere. Patron Pasquazi e la dirigenza degli azzurri hanno costruito in estate un’autentica fuoriserie, consegnata nelle mani del Papero Antonini. Per conoscere gli umori all’interno dello spogliatoio, la redazione di Lazioingol.it ha incontrato Simone Matozzo, il capitano tornato a casa dopo anni di assenza. E sono parole al miele quelle dell’ex Real Colosseum, un vero e proprio attestato d’amore nei confronti di un paese che vive di football.
Vi siete subito presentati alla grande. Quanto era importante non tradire le attese all’Ariola, all’esordio?“Era importante partire bene perché, non ci nascondiamo, l’obiettivo è quello di vincere. Abbiamo fatto una grande preparazione e non vedevamo l’ora iniziasse il campionato. È stata una grande vittoria, c’è stato bel gioco. Era davvero fondamentale vincere e creare subito entusiasmo all’esordio casalingo, poiché Cave è un paese che ha fame di calcio e merita questo”.
 
Vincere non è mai semplice, né banale. Ma è inutile dire che la Cavese è stata costruita per questo. All’interno del girone, vedi compagini che sulla carta potranno duellare con voi fino al termine del campionato? “Sono d’accordo con te, vincere non è mai facile e mai banale perché in qualunque categoria le componenti che servono per centrare l’obiettivo sono molteplici. Non basta spesso una grande rosa, bisogna metterci impegno, sudore, sin dai primi giorni di preparazione. Sappiamo che ci aspettano, siamo una delle squadre favorite insieme al La Rustica, anch’essa costruita per vincere, compagine che annovera giocatori importanti. Inserirei tra le prime anche il Semprevisa: hanno nomi importanti che conosco personalmente e poi sono spinti da un pubblico caldo, simile al nostro. Non è mai semplice vincere a Carpineto. Il Sermoneta è una squadra giovane, ma ben costruita. Giocano bene al calcio. Ma non sono le sole, mi hanno parlato bene anche di altri club, sarà veramente un girone difficile, competitivo”.
 
Dopo tanti campionati di vertice, in Eccellenza e Promozione, lo scorso anno sei sceso in Prima Categoria per aiutare la squadra che hai nel cuore a risalire nel calcio laziale che conta. È stata una decisione semplice? “Sono sincero, non è stata una scelta semplice. Venivo da qualche campionato vinto nelle categorie superiori e da altri risultati ottimi come l’alzata della Coppa Italia, dunque scendere di categoria non mi ha fatto fare i salti di gioia. Tra l’altro a dicembre scorso ero un giocatore del Real Colosseum ed ero trattato benissimo. È chiaro che Cave è Cave, ho un debole per questo paese e al cuor non si comanda. Non ho avuto rimpianti, anzi sono strafelice. Sapevo che la Prima Categoria sarebbe stata una parentesi di qualche mese, infatti eccoci di nuovo in Promozione con l’intento di vincere. Il progetto del Presidente era questo, riportare Cave in lotta per l’Eccellenza a breve giro di posta”.
 
Il mercato ha portato a Cave tanti ottimi giocatori. Chi finora ti ha impressionato positivamente del gruppo di quest’anno? “È stato un mercato di qualità, il diesse si è dato da fare – grazie anche al benestare del Presidente – e sono arrivati all’Ariola giocatori importanti. Con alcuni ho un rapporto fraterno, dato che già li conoscevo per averci condiviso lo spogliatoio. Uno di questi è Pedrocchi, che alla prima giornata ha già fatto la differenza, risultando praticamente decisivo. Altro elemento fortissimo è Rubino. Non avevo mai avuto l’opportunità di giocarci insieme. Impressionante. Come Romaggioli e tanti altri. È tornato Pasquazi. Siamo un gruppo formato da tanti ottimi giocatori ed è proprio il gruppo alla fine ad essere importantissimo, da privilegiare rispetto al singolo”.
 
In chiusura, un pensiero su mister Antonini. Che tipo di calcio ama? “Un pensiero sicuramente positivo. Mi piace il suo calcio, mi piace quello che ci vuole trasmettere. Predilige la fase offensiva, vuole tanto pressing alto a riconquistare subito il possesso della sfera. La caratteristiche che più mi ha colpito è proprio la volontà di avere sempre il pallino del gioco, già dalla prima impostazione difensiva. Non si deve buttare un pallone. Poi caratterialmente è molto forte, è quasi nostro coetaneo, fa gruppo, gli piace ridere, ma soprattutto lavorare. La squadra lo ascolta, stiamo cercando di dargli una mano da tutti i punti di vista. Tutto molto bello (sorride, ndr)”.

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