Eccellenza, Girone A -Monte Grotte Celoni, condizione ottimale. Fermato anche il Ladispoli

MONTE G.CELONI-LADISPOLI 1-1

MONTE GROTTE CELONI: Leacche, Menicucci, Scorzoni (18’ st Giulitti), D’Astolfo, Di Cairano (36’ st Barbusca), Marchini (29’ st Barbaria), Anastasio, Rossi (18’ st Michettoni), Provaroni, Muzzachi, Giuffrida (48’ st Tellone). A disp.: Tassi, Mercuri. All.: Leone.

LADISPOLI: Travaglini, Salvato, Mastrodonato, Lupo, Sganga, Leone, Marvelli (27’ st Bertino), De Fato, Cardella, La Rosa (33’ st Tollardo), Pagliuca (40’ st Bezziccheri). A disp.: Agostini, Gallitano, Zucchi, Rocchi. All.: Bosco. ARBITRO: Peletti di Crema.

MARCATORI: 4’ st La Rosa (L), 39’ st Giuffrida

ROMA – Guarda i muscoli del capitano, sono quelli del bianco Leone e della sua truppa di indomiti bucanieri del calcio, David Crockett di Fort Panichelli, testa alta contro chiunque, fosse anche il diavolo in persona. E così, chi varca quella soglia fatta di nervi e di cuore, di polmoni e di rabbia, sa che cosa lo aspetta. Ieri è toccato al Ladispoli, prima in classifica del girone, zeppa di costosi talenti e ambiziosi calciatori sbattere il muso contro i muscoli del capitano. Ora i ragazzi di Bosco sono a due punti dalla vetta, occupata dalla Vis Artena, e domenica scontro diretto. I muscoli del capitano potrebbero essergli costati la promozione in D. Partita intensa, dura, di qualità che non poteva premiare l’una o l’altra squadra perché sarebbe stato ingiusto. Il pari rispecchia fedelmente l’andamento della gara. Un primo tempo aggettivato da una grande parata di Leacche su incursione di un giocatore fantastico come Marvelli, e dal palo pieno colpito da Provaroni che dopo aver resistito a una carica in piena area di rigore trova la forza di indirizzare il pallone che beffardamente, a portiere battuto, si infrange sul palo. Il resto è un continuo capovolgimento di forza, qualità, intensità. Poteva fare gol il Ladispoli, che si è presentato al Panichelli senza Bertino (subentrato) e Andrea Sganga (infortunato) ma con tutto il suo poderoso arsenale a disposizione, poteva fare gol il Grotte, che non aveva Palomba. Ma oggi, far chinare la testa ai gialli di Tor Bella Monaca, vincere la sfida a braccio di ferro con gli uomini di capitan Leone, è impresa ardua per chiunque.

Al rientro dopo il the caldo, passano quattro minuti e La Rosa – un folletto geniale e dai piedi al borotalco – conquista la palla a una decina di metri dall’area e la conclude in maniera perfetta, infilando l’angolo alla destra di Leacche. Azione viziata da un chiaro fallo che il modesto arbitro Peletti proveniente da Crema non fischia. Comunque i rossoneri passano in vantaggio e si chiudono perché sanno che conquistare tre punti al Panichelli è diventata un’impresa per tutti. Ma il Grotte ricompone le fila, si risistema, pare di sentirli dalla tribuna i muscoli del capitano che prendono a gonfiarsi. Anche gli occhi dei ragazzi cambiano. Sembrano dire: no, non ci stiamo, ora li riprendiamo… Non è un assalto, ma poco ci manca. Il canuto Leone cambia assetto alla squadra: dentro Barbusca, Michettoni, Giulitti, Barbaria; fuori Scorzoni, Di Cairano, Rossi, Marchini . Leone passa dal 3-5-2 al 4-3-3. Il Panichelli è una bolgia, l’arbitro commette un gravissimo errore quando al 15′ del st non ammonisce per la seconda volta il difensore Leone, che aveva colpito con una gomitata in volto Giuffrida. Ma i muscoli del capitano restano tesi e duri, sfrigolano nella convinzione che il pareggio arriverà. E al 37′, dopo un clamoroso rigore negato a D’Astolfo, trattenuto e tirato giù e impedito a mettere in porta con la palla che era a un metro dalla linea, su calcio d’angolo svettava la testa di Giuffrida che anticipava tutti e infilava all’incrocio dei pali. Era l’1-1, ampiamente meritato. Ma i ragazzi del canuto Leone sentivano l’odore del sangue e mentre il Ladispoli, colpito e ferito, continuava ad arretrare il suo baricentro, il Grotte avanzava e avanzava e avanzava. Finché al 48′, Tellone non raccoglieva un bel suggerimento di Barbusca, controllava e dribblava il suo avversario che clamorosamente lo sgambettava in area. L’ineffabile Peletti da Crema, un patronimico da commedia dell’arte, invece di decretare il penalty ammoniva Tellone per simulazione. Ma non c’era nemmeno più il tempo per protestare. Sanno non di plastica e di metano, i muscoli del capitano, ma hanno il sapore del sangue e del coraggio. E hanno saputo rispondere anche al mediocre cremasco. 1-1, per il Grotte vale un altro passo verso la salvezza; per il Ladispoli vale la assoluta certezza che fra sette giorni, per vincere il campionato, dovranno battere l’Artena.

Ufficio Stampa Monte Grotte Celoni 1964

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