VOCE AL DIRETTORE – Roma piange di gioia, tripudio di una notte che rimarrà. Perché a volte la presunzione paga il conto alla forza di volontà

Notte di sogni e di Coppe dei Campioni. Una serata memorabile. Semplice, ma chiarissimo. La Roma tira fuori la prestazione perfetta, sontuosa in ogni reparto. Una partita incredibile, che davvero entra nella storia giallorossa. Negli annali di una città. Un manipolo di gladiatori gli uomini di Eusebio Di Francesco, stavolta c’è da scomodare addirittura la similitudine con i guerrieri che riempivano l’arena. Ripartenze veloci e ficcanti, difesa catalana intasata da maglie avversarie, aggressività in ogni zona del rettangolo da gioco. Non è un modulo che fa la differenza, ma nel 3-4-2-1 ognuno gioca al suo posto. E poi un campione su tutti a guidare una rimonta folle, senza senso. Edin Dzeko.

Dall’altra parte della barricata un Barcellona che non aveva convinto neanche nel poker dell’andata. All’Olimpico è stato demolito. Irriconoscibili i blaugrana, Messi predicatore stanco e pigro, stretto nella morsa creata appositamente per lui da Di Francesco, che ha modulato la propria creatura per trafficare le vie centrali. Corsa e freschezza, mentale prima che fisica.Idee chiare per l’ex tecnico del Sassuolo – ancora bravo nel modellare la propria squadra dinanzi all’avversario – che si prende la Semifinale nella sua prima apparizione nel massimo torneo continentale, confinando all’angolo la superpotenza catalana, alla stregua di un semplice sacco da boxe.

La mattina dopo il miracolo sportivo, il sentire di tifosi è ancor più accentuato, se possibile. I social – dei nostri giorni termometro fedele dell’ambiente – in tilt. Per il calcio italiano, un onore. La distanza tra Spagna ed Italia resta tale, ma con idee, volontà e animo il gap può esser diminuito. Uno spot per il calcio: conta il cuore ed a volte è una componente più che mai decisiva. Perché le zampate a senso contrario di De Rossi e Manolas al Camp Nou oggi a doppia lama feriscono mortalmente Valverde e compagnia calciante. Segnale trascendente. Perché c’è della poesia armoniosa e melodia in versi in tutto ciò. E domenica sarà ancor più bello.

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