FALLIMENTO MONDIALE – PC Tor Sapienza, bomber Camilli: “Maggior interesse al fattore economico che alla crescita dei giovani. Se in molti vanno all’estero un motivo ci sarà…”

Italia eliminata, mancata la partecipazione al prossimo Mondiale di Russia. Una figura magrissima, un fallimento condiviso da una nazione intera. Dal basso, verso l’alto. Dalle serie minori fino a giungere ai vertici federali. È la sconfitta di tutti, l’implosione di un movimento intero.

Jacopo Camilli ha provato sulla propria pelle la mancanza di fiducia riposta nei giovani. Birkirkara e Miami Utd, le due esperienze lontano dai confini italiani per lui. Nessuna pazienza, poca lungimiranza e interessi economici. Questi i cattivi ingredienti che finiscono per pesare, a qualunque livello. L’attaccante del PC Tor Sapienza ha voluto rilasciare in esclusiva alla redazione di Lazioingol.it il proprio parere, l’indomani della magra figura rimediata dalla Nazionale di calcio nostrana.

Se molti giovani italiani vanno all’estero per riuscire a trovare spazio ci sarà un motivo… Ci sono tanti aspetti da toccare, dalla non pazienza da parte delle società italiane che vogliono giocatore già pronti. Dai procuratori e direttori sportivi che portando un giocatore straniero sconosciuto qui in Italia ci guadagnano di più. Fino alla non fiducia nei campionati minori, pieni di giovani a cui viene data un’opportunità. Te lo posso testimoniare io, che per provare a fare qualcosa nel calcio sono dovuto andare all’estero. 

Tutto questo avviene perché non ci sono le basi. I settori giovanili di oggi danno credito più ad un discorso economico, che ad un discorso di crescita di un ragazzo. Se quando inizi a costruire non lo fai dalle fondamenta, quello che viene è tutto fatto in maniera approssimativa. Gli addetti ai lavori – come direttori, presidenti – non hanno un giudizio equilibrato nei confronti di un giovane, a cui viene data la possibilità di maturare con serenità. Il loro pensiero è solo quello di vincere e di avere il giocatore già pronto e questo è un male enorme. Ormai il nostro calcio è malato e per tornare ai vertici bisogna che tutti quanti facciano un bagno di umiltà. Pensare meno al proprio ritorno economico e cercare di fare il bene, in primis, del ragazzo”. 

 

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