ESCLUSIVA – Viaggio nel mondo del match analysis e dello scouting con coach Guida: “Sono un innamorato della tattica. Anno sabbatico? No, attendo un progetto intrigante…”

La passione per il calcio, è questo il filo conduttore lungo il quale s’innestano le esperienze di Davide Guida. Trentaquattrenne, romano, cresciuto da calciatore in erba nei settori giovanili di Juventus e Roma, prima di accumulare esperienza non solo entro i confini della nostra regione (Rieti, Frosinone e Cassino), ma anche in Abruzzo, Marche, Umbria e Lombardia, tra Serie C e Serie D. Una passione, quella per il rettangolo da gioco, che sfocia – naturale conseguenza – in una predilezione per la panchina, per l’insegnamento dei principi di gioco. Dal 2009, annata in cui si cimenta per la prima volta alla guida degli Allievi Elite fascia B della Libertas Centocelle, fino ad arrivare a pochi mesi fa, timoniere primo della Juniores Elite del Tor Tre Teste. In mezzo, tanto lavoro, tanti sacrifici e diversi riconoscimenti. Anche due esperienze alla guida di prime squadre. La chiacchierata esclusiva con la redazione di Lazioingol.it permette a coach Guida di raccontarsi a 360 gradi, a briglia sciolta. Con particolare attenzione anche al ruolo che oramai assolve di match analyst…
Anno sabbatico, dunque, quello che è appena cominciato. Dopo tante esperienza in settori giovanili di un certo prestigio, non hai trovato un incarico che ti soddisfacesse appieno. Come vivi questo momento? “Non credo sarà un anno sabbatico, semplicemente è accaduto che i progetti che mi sono stati proposti – soprattutto a livello giovanile – non mi intrigavano particolarmente. Aspetto fondamentale per un allenatore quando deve decidere se intraprendere o meno un percorso. Questo è anche il rischio per chi, come me, viene da annate sempre positive. Potenzialmente la cerchia del mercato si restringe. Massima serenità comunque, ho avuto più tempo per aggiornarmi e seguire colleghi e società”.
Hai accumulato un bagaglio d’esperienza vastissimo nelle ultime stagioni, segnalandoti spesso e volentieri nel giro di Juniores d’Elite o Nazionali. Quali ricordi porti con te e soprattutto quali insegnamenti hai saputo raccogliere nel tempo, lavorando sul campo. “Gli insegnamenti sono stati tanti in questi 7 anni da tecnico. Ci sono stati tantissimi lati positivi che, oltre ai risultati che fanno sempre piacere, sono soprattutto la crescita umana e calcistica dei tanti ragazzi che ho avuto la fortuna di allenare. Tantissimi di loro hanno intrapreso ormai una carriera nel panorama professionistico e dilettantistico nazionale e regionale e ciò che ti danno questi ragazzi nel momento in cui ti ringraziano di ciò che hai fatto per loro è la vittoria più grande. Gli attestati di stima più belli li ho sempre ricevuti da ragazzi che spesso hanno avuto nelle mie rose meno spazio, perchè essere sempre sincero con loro nel bene ed anche nel male è il principio della mia metodologia di lavoro. Certo poi negli anni incontri lati negativi, che senza offesa per nessuno, spesso riguardano le società. Persone poco serie e poco competenti, gente che si nasconde dietro un nome o dietro titoli e poi fa mancare le basi ed il rispetto del lavoro. Ci si trova spesso a confrontarsi con persone che pensano di aver inventato il pallone. Ma il calcio è una cosa, il pallone è un’altra… Senza parlare poi del malcostume che ormai da anni si evidenzia nella nostra nazione, dove gli allenatori pur di lavorare, portano sponsor o ancor peggio lavorano gratis”.
Giusto qualche stagione fa – a Velletri e Fregene – hai avuto modo di cimentarti anche alla guida di prime squadre. Qual è la differenza più grande tra allenare i giovani e gente più esperta, più matura? “Tra squadre giovanili e prime squadre ovviamente ci sono delle dinamiche di gestione diverse. In primo luogo è ovvio che il rapporto umano è diverso e varia dal giovane all’esperto. C’è bisogno di aspetti decisionali forti, come di elasticità mentale, tenendo ben presente lo scalino ed il rispetto dei ruoli che deve essere sempre ben delineato. Io dico sempre che la mia porta è aperta per tutti, a qualsiasi ora e per qualsiasi problema anche extra calcistico fin dove le mie possibilità me lo permettono, ma dentro al campo comando io. Poche regole e ben evidenziate, rispettate da tutti. È scontato che il primo a dover dare l’esempio nel rispetto di queste regole è il sottoscritto ed il suo staff”.
Hai messo nel tuo archivio personale anche esperienza nel campo dell’analisi tattica dei match e dello studio delle metodologie di analisi dei giocatori. Quando è nata in te questa passione? “La passione per la match analysis è legata alla tattica, del quale sono sempre stato un innamorato perso. È un aspetto che è diventato fondamentale nel lavoro quotidiano di un gruppo di lavoro e per il raggiungimento degli obiettivi. Dopo aver preso il master in analisi tattica a Coverciano quattro anni fa, ho aperto una società con la quale forniamo questo servizio rivolgendoci soprattutto alle società di Lega Pro, Serie D, Eccellenza e calcio femminile. Questo perchè in queste categorie spesso le società non possono permettersi economicamente una figura preposta all’interno dello staff oppure redigere contratti con le maggiori aziende del settore. Noi forniamo match report, match studio e team studio sia per le gare in casa che in trasferta avvalendoci della partnership che abbiamo con Wyscout e SportAnalisi coprendo praticamente tutto il territorio nazionale. In questo momento abbiamo un rapporto di collaborazione con la Reggina, il Manfredonia, il Foggia, l’Arzachena, il Siena e molte altre del panorama dilettantisico. Mi avvalgo ovviamente di validissimi collaboratori altrimenti sarebbe impossibile poter lavorare con qualità tra cui uno speciale ringraziamento va all’amico e collega Andrea Pia che si occupa di Sardegna e Sicilia”.
Toglimi una curiosità. La figura del match analyst è presa ancora sotto gamba dalle nostre parti? “Direi che negli ultimi anni la figura del match analyst è entrata a gamba tesa nella vita calcistica di tutti i giorni. Per questo abbiamo sviluppato dei corsi web per chi volesse intraprendere questa possibilità di carriera. La parte teorica del corso è effettuata su piattaforma web mentre grazie ai rapporti che abbiamo con le società la pratica viene effettuata sul campo vicino agli staff tecnici, proprio per capire le reali esigenze dei tecnici e soprattutto le difficoltà che si trovano nel lavorare nel mondo dei dilettanti . E’ molto più facile effettuare un tema studio o lo scouting di un calciatore utilizzando una gara ripresa da Sky con 100 telecamere a disposizione, più difficile fare lo scouting seduti in tribuna. Ecco noi facciamo questo tipo di formazione. A tal proposito segnalo anche l’aspetto legato allo scouting ed ai report dei singoli calciatori, settore dedicato agli agenti e alle società di intermediazione. Abbiamo avuto moltissime richieste ed abbiamo deciso quindi di sviluppare anche questo aspetto”.
Partendo da un background di uomo di campo, prima da giocatore e poi da allenatore, non si può di certo dire che ti sei improvvisato nel settore. l’essere un tecnico ti dà un certo vantaggio nell’analisi di un match? “Ovviamente essere un uomo di campo ed essere stato calciatore prima mi dà la fortuna di conoscere certi aspetti, di riconoscere certi atteggiamenti e certe sfumature. Sono i dettagli che spesso ti danno la possibilità di vedere un talento e di essere più rapido nell’individuarlo a dispetto di altri. E’ un lavoro che mi piace tantissimo. Ho avuto un rapporto di quattro anni con il Pescara calcio ed un rapporto bellissimo con il mister Antonio di Battista che si occupa del settore giovanile biancoceleste, una società che lavora benissimo nello scouting, ci siamo tolti tante soddisfazioni insieme”.

Un’ultima curiosità. Che cosa serve per organizzare un buon lavoro di match analysis? “Per un buon lavoro di match analysis serve sicuramente una grande capacità di osservazione. Capire bene cosa l’allenatore chiede da un team report, ricordarsi sempre che è un servizio di supporto al lavoro dello staff e non esagerare con le indicazioni attenendosi solo a quello che viene richiesto. Strumenti professionali e tempo giusto. Per un buon match studio o player studio sono necessari due giorni se non tre di lavoro”.

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